Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate invierà 2,4 milioni di lettere di compliance ai contribuenti italiani. Le comunicazioni servono a segnalare possibili errori o omissioni fiscali prima dell’avvio di controlli più approfonditi.
La misura è prevista dalla convenzione tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate. L’obiettivo dichiarato è favorire la regolarizzazione spontanea delle posizioni fiscali, soprattutto per quanto riguarda dichiarazioni IVA e imposte dirette.
Le lettere non rappresentano una sanzione immediata. Si tratta di avvisi preventivi inviati ai contribuenti per segnalare anomalie nei dati fiscali trasmessi all’amministrazione finanziaria. Le comunicazioni potranno arrivare tramite posta ordinaria o PEC.
Secondo quanto indicato nella convenzione tra MEF e Agenzia delle Entrate, il rafforzamento delle lettere di compliance punta a “favorire l’emersione delle basi imponibili ai fini dell’Iva e delle imposte dirette”.
La platea interessata comprende cittadini, professionisti e partite IVA tenuti alla presentazione della dichiarazione dei redditi o delle comunicazioni fiscali. Nel mirino ci sono omissioni, incongruenze o dati che non coincidono con le informazioni già in possesso del Fisco.
Chi riceve l’avviso può verificare la propria posizione e intervenire prima dell’apertura di controlli formali. In caso di errore effettivo, il contribuente ha la possibilità di correggere la dichiarazione attraverso gli strumenti previsti dal ravvedimento, con sanzioni ridotte rispetto a quelle ordinarie.
Cosa succede se la lettera viene ignorata
L’aspetto più delicato riguarda la mancata risposta alle comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate. Se il contribuente non chiarisce la propria posizione e non corregge eventuali errori, il Fisco può avviare verifiche più approfondite.
Le lettere di compliance nascono proprio per ridurre il contenzioso e incentivare l’adempimento spontaneo. Ignorare l’avviso può invece far scattare accertamenti successivi e sanzioni più elevate.
Tra le anomalie che possono emergere figurano redditi non dichiarati, errori nelle comunicazioni IVA, rendite da fabbricati non inserite o compensi da lavoro autonomo non riportati correttamente.
Chi ritiene corretta la propria posizione può inviare documentazione integrativa o chiarimenti all’Agenzia delle Entrate. Fatture, ricevute e altri documenti fiscali possono essere utilizzati per dimostrare la regolarità della dichiarazione.
La strategia del Fisco resta quella della prevenzione. Secondo quanto comunicato dal MEF, le attività di compliance e le azioni selettive contro l’evasione dovrebbero contribuire al recupero di almeno 14,5 milioni di euro attraverso l’adempimento spontaneo e il miglioramento dei controlli basati sull’analisi del rischio.
Per contribuenti e imprese il consiglio operativo resta quello di verificare rapidamente il contenuto delle comunicazioni ricevute ed evitare ritardi nelle risposte.




