Settantadue ore, trenta minuti e cinque secondi. È il tempo che Michele Sammito ha impiegato per completare la UTLAC 250k: 250 chilometri di sentieri tecnici, creste esposte e discese selvagge che circumnavigano l’intero Lago di Como. Un’impresa portata a termine il 10 maggio 2026, giorno dell’arrivo in piazza XX Settembre a Lecco, davanti a una città che per giorni ha vissuto al ritmo dei passi degli ultratrailer.
Non è solo una questione di numeri. Tre giorni in movimento significano gestire il sonno — pochissimo, calcolato al minuto — la fame, il freddo notturno sulle quote, e soprattutto le crisi: quei momenti in cui le gambe smettono di rispondere e rimane solo la testa a tirare avanti. Sammito le ha attraversate tutte, e ha continuato.
Una gara da un altro pianeta
La UTLAC 250k è considerata una delle competizioni endurance più dure del panorama europeo. Il percorso parte da Abbadia Lariana — scelta quest’anno per ragioni logistiche legate ai cantieri ANAS vicino alla galleria di Borbino — e si snoda per l’intera costa lacustre, con un dislivello positivo che mette in crisi anche gli atleti più allenati. La partenza è avvenuta mercoledì 6 maggio alle 19, in una delle edizioni più partecipate della storia della manifestazione.
I numeri parlano da soli: 1.760 atleti al via, provenienti da 47 nazioni di tutti i continenti. Una partecipazione femminile al 25%, in crescita. Il primo uomo ha tagliato il traguardo a Lecco nella tarda mattinata di venerdì; la prima donna nel pomeriggio. In mezzo, un campo di concorrenti che rappresentano il meglio dell’ultratrail mondiale.
Sammito si è inserito in questo contesto internazionale portando i colori di un comune di poco più di 26.000 abitanti nel profondo Sud d’Italia. Un dettaglio che non passa inosservato, e che aggiunge un sapore particolare al risultato.
“La testa conta quanto le gambe”
Chi conosce le gare ultra lo sa: oltre una certa distanza, la performance fisica è quasi uguale per tutti i concorrenti che arrivano al via. Quello che fa la differenza è la capacità di gestire il deterioramento, l’incertezza, la solitudine notturna sui sentieri. Sammito ha dimostrato di padroneggiare anche questo.
La sua gara è stata in completa auto-navigazione: nessun accompagnatore, nessun supporto esterno fisso. Solo la mappa, il percorso e la decisione continua su come dosare le energie lungo un tracciato che non perdona gli errori. È in questo tipo di contesto che si forma quello che gli addetti ai lavori chiamano mountain mindset — e che Sammito ha evidentemente sviluppato a livelli d’élite.
Lecco blindata per cinque giorni
Attorno alla gara si è costruito un evento cittadino di dimensioni importanti. Per consentire lo svolgimento delle cinque competizioni — 250km, 120km, 60km, 30km e 15km — le autorità di Lecco hanno predisposto significative modifiche alla viabilità: divieti di transito in piazza Cermenati e piazza XX Settembre, restrizioni sul ponte Azzone Visconti nella mattinata del 10 maggio, limitazioni al traffico lungo il Lungolario Isonzo dall’8 al 10 maggio.
Una macchina organizzativa complessa, che trasforma Lecco e il suo territorio in un palcoscenico internazionale per diversi giorni. Il trail da 15km, ultima gara in programma, si è concluso proprio oggi nel cuore della città, segnando la chiusura di un’edizione record.
Scicli sul tetto del Lario
Per la comunità sciclitana, il risultato di Sammito ha un peso che va oltre lo sport. Con questo risultato, Michele Sammito entra a pieno diritto nel ristretto club degli ultratrailer d’élite italiani, quelli capaci di stare in gara per più di tre giorni senza smettere di correre. Un club che non ha criteri di ammissione scritti, ma che si riconosce subito.




