Il musicista vittoriese torna a collaborare con la London Symphony Orchestra; il disco sarà disponibile dall’8 maggio nei negozi e online. Il jazzista vittoriese Francesco Cafiso annuncia l’uscita del suo nuovo album Francesco Cafiso Vittoria, intitolato “Where It All Returns”, prevista per il prossimo 8 maggio 2026. Il progetto segna il terzo capitolo della collaborazione tra l’artista siciliano e la prestigiosa London Symphony Orchestra, seguendo il solco tracciato dai precedenti lavori “Contemplation” e “Irene of Boston”.
L’opera, che giunge a sei anni di distanza dall’ultimo lavoro orchestrale, vede la partecipazione di Mauro Schiavone al pianoforte e agli arrangiamenti, Gabriele Evangelista al contrabbasso e Marcus Gilmore alla batteria. Il disco è il risultato di sessioni di registrazione tenutesi il 10 settembre 2025 agli Angel Studios di Londra e a metà novembre presso il Tube Recording Studio di Fara Sabina.
L’album si compone di sette tracce nate da un’idea sviluppata da Cafiso durante i suoi soggiorni a New York. Non si tratta di una raccolta di brani slegati, ma di un percorso interconnesso che esplora elementi ancestrali e archetipi musicali. Secondo le note di produzione, i temi trattati nel disco mutano forma senza mai scomparire del tutto, creando un senso di rigenerazione continua.
La cifra stilistica del lavoro risiede nel dialogo costante tra l’architettura formale della London Symphony Orchestra e la libertà espressiva tipica dell’improvvisazione jazz. Questo equilibrio trasforma l’orchestra da semplice accompagnamento a corpo vivo, capace di interagire direttamente con il solista.
Con questo nuovo progetto, Francesco Cafiso consolida la sua posizione nel panorama jazz mondiale, portando avanti una ricerca che fonde la tradizione colta europea con l’energia del jazz contemporaneo. Il concetto del “ritorno”, espresso nel titolo, non indica una chiusura, ma un punto di convergenza e un nuovo inizio per la carriera del musicista.
“La scrittura orchestrale – spiega l’autore Francesco Cafiso – dialoga costantemente con l’improvvisazione, mantenendo un equilibrio sottile tra forma e libertà. L’orchestra non è mai un semplice sfondo, ma un corpo vivo che respira con il solista”.




