L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato il decesso di tre persone a bordo di una nave in navigazione nell’Atlantico, colpite da una sospetta epidemia di hantavirus. Un caso è stato accertato in laboratorio, mentre altri cinque restano sotto osservazione, con un paziente britannico di 69 anni attualmente ricoverato in terapia intensiva in Sudafrica.
L’allarme è scattato quando la nave da crociera ha segnalato la presenza di passeggeri con gravi sintomi respiratori ed emorragici. Tra le vittime accertate figura una coppia di coniugi olandesi di 70 e 69 anni. Secondo le prime ricostruzioni fornite dall’epidemiologo Michael Baker, l’infezione sarebbe avvenuta prima dell’imbarco a causa del lungo periodo di incubazione del virus, che può variare dalle due alle sei settimane. Gli esperti definiscono l’evento “molto insolito” per il contesto marittimo, sottolineando come una nave rappresenti il luogo più critico per la gestione di patologie così severe.
Gli hantavirus sono una famiglia di virus trasmessi dai roditori, sia selvatici che domestici, attraverso il contatto diretto con feci, saliva e urina, oppure per inalazione di aerosol contaminato. In Europa e in Asia la malattia si manifesta spesso come febbre emorragica con sindrome renale, mentre nelle Americhe è più frequente la sindrome polmonare, caratterizzata da un rapido accumulo di liquido nei polmoni e un crollo della pressione arteriosa.
Sintomi e diffusione dell’Hantavirus in Europa
Il Ministero della Salute monitora con attenzione la diffusione di queste specie virali, segnalando che in Europa le malattie da hantavirus si stanno espandendo sia come numero di casi che come aree infette. L’infezione colpisce l’endotelio vascolare, aumentando la permeabilità dei vasi e portando, nei casi più gravi, a shock e insufficienza renale. I sintomi iniziali sono spesso aspecifici: febbre improvvisa, dolori muscolari e cefalea, seguiti talvolta da nausea e vomito.
Storicamente, l’hantavirus ha mostrato picchi ciclici legati alla demografia dei roditori. In Italia, sebbene i casi siano rari, la sorveglianza resta alta specialmente nelle zone rurali o boschive dove la presenza di topi selvatici è maggiore. A differenza di altre malattie virali emergenti, il rischio di una trasmissione interumana su larga scala appare estremamente ridotto.
“L’hantavirus – ha aggiunto – è un’infezione rara in Europa e non ha caratteristiche pandemiche, perché non si trasmette facilmente da persona a persona”, ha dichiarato Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene dell’Università Statale di Milano. L’esperto ha ribadito che il rischio per la popolazione generale resta molto basso e limitato a contesti specifici di contatto con gli escrementi dei roditori.
Per chi sopravvive alle forme più acute, la guarigione è un processo lento: sebbene molti si riprendano in circa un mese, il recupero completo può richiedere fino a sei mesi. L’OMS continua a fornire supporto tecnico alla nave, sottolineando che chiunque presenti sintomi sospetti deve essere evacuato rapidamente per ricevere cure intensive, unico strumento per aumentare le probabilità di sopravvivenza in assenza di una terapia antivirale specifica.




