Il dibattito sulla gestione demanio Ragusa si infiamma dopo la recente deliberazione della Giunta Comunale n. 146 del 22 aprile 2026. L’atto di indirizzo, nato per regolamentare le concessioni temporanee in attesa del Piano di Utilizzo delle Aree Demaniali Marittime (PUDM), ha sollevato forti critiche da parte di Legambiente, che denuncia un aumento ingiustificato delle superfici destinate ai privati.
L’associazione ambientalista punta il dito sulla discrepanza tra le finalità dichiarate dal Comune e gli effetti pratici del provvedimento. Nonostante l’amministrazione affermi di voler limitare l’effetto moltiplicativo delle nuove licenze introdotto dalla legge regionale n. 1 del 2019, la nuova regolamentazione prevede paradossalmente spazi più ampi per le strutture balneari rispetto ai limiti fissati dal PUDM adottato.
La Giunta giustifica l’espansione delle aree concesse basandosi su una presunta crescita dell’arenile, che sarebbe passato da 47.000 a 61.072 metri quadrati tra il 2011 e oggi. Tuttavia, Legambiente rileva come nello stesso atto sia citato un dato del 2018 che indicava un’estensione di 62.000 metri quadrati, segno che la superficie delle spiagge ragusane è in realtà in leggero calo rispetto all’adozione del piano.
Secondo l’associazione, questa lettura dei numeri renderebbe priva di fondamento la scelta di aumentare i lotti temporanei. “Noi di Legambiente riteniamo quindi che le concessioni temporanee debbano rispettare in pieno le previsioni PUDM, senza eccedere i limiti da esso prefissati”, dichiarano i rappresentanti locali, sollecitando un ritorno ai parametri originari per tutelare l’integrità della costa.
Il Piano di Utilizzo delle Aree Demaniali Marittime è lo strumento urbanistico fondamentale per bilanciare lo sviluppo turistico e la tutela ambientale in Sicilia. Negli ultimi anni, la pressione sulle coste della provincia di Ragusa è aumentata sensibilmente, con una crescita della domanda di servizi balneari che spesso si scontra con il fenomeno dell’erosione costiera, che colpisce diversi tratti della costa siciliana con perdite stimate fino a un metro di spiaggia l’anno in alcune aree critiche.
La sfida per i comuni costieri come Ragusa rimane quella di garantire la libera fruizione del mare, come previsto dalle normative vigenti che impongono il mantenimento di ampie zone di spiaggia libera. La contestazione di Legambiente solleva dunque un tema di trasparenza amministrativa, chiedendo che ogni deroga temporanea sia coerente con gli studi tecnici condotti per la pianificazione a lungo termine.
Mentre l’approvazione definitiva del PUDM rimane l’obiettivo finale per stabilizzare la gestione del litorale, il ricorso ad atti di indirizzo transitori continua a generare tensioni tra gli operatori economici e i custodi dell’ambiente. Il rispetto dei limiti prefissati appare come l’unica via per evitare una cementificazione silenziosa o una privatizzazione eccessiva di un bene pubblico collettivo.




