La crisi legata al caro-gasolio in Sicilia si aggrava ulteriormente, estendendosi dal settore dell’autotrasporto a quello delle marinerie. Dopo i recenti blocchi della logistica, anche i pescatori siciliani denunciano l’impossibilità di proseguire l’attività a causa di costi operativi ormai superiori ai ricavi.
Il sindacato Sinalp, attraverso i propri rappresentanti regionali, ha evidenziato come l’impennata dei prezzi alla pompa stia generando perdite certe per pescherecci e flotte locali. La situazione appare paradossale per un’Isola che, pur essendo regione produttrice e sede della raffineria ISAB di Priolo — impianto che copre l’80% del fabbisogno energetico regionale — continua a registrare prezzi tra i più alti d’Italia.
Le analisi di settore indicano che la combinazione tra crisi geopolitiche e instabilità gestionale delle infrastrutture strategiche sta pesando drasticamente sui bilanci aziendali. Attualmente si stima un aggravio di costi immediati pari a 3.000 euro per singola impresa, cifra che potrebbe salire fino a 15.000 euro nel medio periodo in assenza di interventi calmieratori.
“Dopo lo sciopero degli autotrasportatori ci aspettavamo atti concreti, non silenzi istituzionali”, ha dichiarato il dirigente regionale Giuseppe Lombardo, sottolineando come la protesta sia destinata ad allargarsi ad altri comparti produttivi. Secondo il Sinalp, l’attuale sistema di bonus temporanei è insufficiente a contrastare i ritardi burocratici e i costi logistici superiori alla media nazionale derivanti dall’insularità.
Per scongiurare il fallimento di centinaia di aziende e il conseguente spopolamento dei territori, il sindacato ha presentato una piattaforma di richieste urgenti al Governo Nazionale e alla Regione Siciliana. Tra i punti principali figurano la riduzione immediata dei costi del carburante, l’istituzione di un credito d’imposta emergenziale finanziato dall’extra gettito IVA e la creazione di un Fondo Sicilia Insularità.
Viene inoltre richiesta l’attivazione di un fondo regionale gestito tramite IRFIS e CRIAS per erogare contributi a fondo perduto fino al 30% sull’acquisto delle scorte di carburante, con valore retroattivo. In assenza di risposte rapide, il sindacato annuncia il sostegno a nuove iniziative di protesta per difendere l’occupazione e la tenuta sociale delle comunità costiere e dell’intero indotto regionale.




