Il quadro è confuso ma non felice, come cantava la cantantessa Carmen Consoli. Confuso perché, Peppe Cassì e, forse, Riccardo Schininà a parte, è molto fluida la ridda di nomi per guidare Ragusa. Per diventarne (o riconfermarsi) sindaco. Più no che si Giorgio Massari; più no che si Giovanni Gurrieri; più forse che “magaaariiiii”, Peppe Calabrese; più ‘ni’ che ‘ni’ Ciccio Barone. Barone, appunto… e se fosse lui a sparigliare le carte? Nello Dipasquale lo stima e lo apprezza; Giorgio Massari e i suoi lo tengono in considerazione; i 5 stelle non disdegnerebbero il dialogo -anche se Stefania Campo, la loro leader, avrebbe altri programmi…-; anche Gianni Battaglia e la sinistra non lo vedrebbero come fumo negli occhi. E una campagna elettorale che lo ponga di fronte a Cassì -dopo il burrascoso loro divorzio di 4 mesi fa in confronto al quale Gerard Piqué e Shakira si sono lasciati d’amore e d’accordo- stuzzica tanto. Di più! Il fatto è che Barone, per il momento, ha solo deciso di fare una lista civica e di candidarsi al consiglio. Lui tesse trame di intesa per trovare un candidato unitario contro l’uscente ma fra visioni lontane se non opposte.
Tra veti incrociati, antipatie appalesate, rifiuti pubblici e privati, Barone sta provando a compattare chi non sta con Cassì e non disdegna, aprioristicamente, anche di sostenere Riccardo Schininà se questi avesse capacità di sintetizzare le varie anime civiche e politiche che scorrono a Ragusa. Impossibile, invece, pensare che Barone possa dire si ad un accordo con il candidato dei partiti di centrodestra che ci sarà e potrebbe essere pure ‘pesante’. Insomma, molto (quasi tutto) ruota attorno al nome di Ciccio Barone, anima politica e civica in grado di dialogare con tanti, parlando, facendosi sentire e sapendo ascoltare. Il suo progetto di assieme (‘assieme’, non Insieme…), è frenato solo dai veti incrociati, figli spesse di antipatie, rancori, ambizioni represse e motivazioni tra il politico ed il personale, dove è difficile discernere le sottili linee di confini.
Così Massari non vuole stare con Calabrese e Dipasquale e Calabrese e Dipasquale non vogliono stare con Massari. Così Iurato dice no ad un’intesa con Ignazio Abbate e gli ‘abbatiani’ (Gurrieri e Mario D’Asta, ad esempio) che, a loro volta, poco gradiscono un accordo con il Pd. Così i 5 stelle ricevono input da Stefania Campo di accomodarsi sulle posizioni di Cassì perché magari lei, fra 5 anni, vorrebbe tentare di fare la prima cittadina nella sua Ragusa ed avere a che fare con un sindaco al primo mandato, nel 2028, non è cosa potabile. In questo contesto, Ciccio Barone ci prova a convincere i ‘sordi della ragione’ che una forte alleanza, ad esempio, a sostegno di Giorgio Massari, significa vittoria certa; ma orecchie disposte ad ascoltarlo su questa lunghezza d’onda, non ne trova granché. Peppe Calabrese poi, continua a dire che a lui non interessa candidarsi a sindaco di Ragusa ma, in cuor suo, ci spera eccome. Il fatto è che anche all’interno del Pd, non trova porte aperte ad accoglierne l’idea.
Figuriamoci all’esterno! Gli ‘abbatiani’ ragusani, sembra digeriscano un po’ a malincuore l’idea del loro leader di far patti con Cassì, avendo garantiti però ruoli di governo importanti; ma alla fine, sembra essere questa l’unica strada per loro percorribile, per non rischiare di sparire. E in questo bailamme un po’ troppo, come detto, confuso, ci sta Peppe Cassì, il sindaco, l’uscente, il riproposto. Che osserva, ascolta, prova a capire, nicchia, fa spallucce a chi gli presenta problemi e, quando non si preoccupa, se la gode. Ma che non è disposto a mettere in discussione chi sta con lui da, più o meno, 5 anni, sull’altare, magari, di accordi più o meno forzosi e forzati o di richieste troppo esose dal punto di vista della visibilità amministrativa. Nel frattempo, con Giorgio Massari e le sue liste, il primo cittadino sta per mettere nero su bianco sul compattamento elettorale; e così con Ignazio Abbate e le sue propaggini ragusane.
Febbraio è cominciato e ci sono più o meno 90 giorni per definire e presentare liste e candidati. E chissà che non sia la seconda metà di aprile, il tempo in cui tutto sarà deciso. Forse prima; forse no… ( di Adrien 25)




