Il fuoco di Sant’Antonio, in medicina herpes zoster, è il ritorno del virus della varicella dopo anni o decenni di latenza nei gangli dei nervi spinali. Secondo l’Istituto superiore di sanità il virus si risveglia nel 10-20% dei casi, di solito dopo i 50 anni, e provoca un’eruzione di vescicole raggruppate, spesso sul torace, a volte accompagnata da dolore localizzato.
Non è una malattia rara. I Centers for Disease Control and Prevention statunitensi stimano che circa una persona su tre negli Stati Uniti la svilupperà nel corso della vita, con un rischio che cresce con l’età e con le condizioni o le terapie che indeboliscono il sistema immunitario. La complicanza più comune è un dolore ai nervi che può durare a lungo dopo la guarigione della pelle.
Per prevenirla esiste un vaccino che in Italia è raccomandato e gratuito per gli over 65 e per le persone fragili, come riporta il portale ISSalute dell’Istituto superiore di sanità. Si somministra in due dosi e può essere fatto nella stessa seduta dell’antinfluenzale.
Come si riconosce il fuoco di Sant’Antonio
Il segno tipico è un’eruzione cutanea che compare su un solo lato del corpo, a destra o a sinistra, e che di solito fa male, prude o dà formicolio. Le vescicole si raggruppano nella zona servita da un nervo, spesso sul tronco, e con il tempo si seccano formando croste.
Se si sospetta uno zoster, i Cdc consigliano di contattare subito il medico. Gli antivirali disponibili, aciclovir, valaciclovir e famciclovir, riducono durata e gravità della malattia e funzionano meglio se presi appena compare l’eruzione: per l’Iss possono attenuarla se assunti entro 72 ore dalla comparsa delle lesioni. Tra le complicanze gravi i Cdc indicano anche la perdita della vista.
Il rischio aumenta con l’età. Secondo l’Iss, oltre all’avanzare degli anni, possono favorire la riattivazione del virus le terapie immunosoppressive, malattie come l’Hiv e i forti stress.
È contagioso? Chi deve stare attento
Lo zoster in quanto tale non si prende da chi ce l’ha. Chi non ha mai avuto la varicella e non è vaccinato, però, può contrarre il virus dal liquido delle vescicole o inalando particelle virali che ne provengono: in quel caso sviluppa la varicella, non lo zoster, e potrebbe avere il fuoco di Sant’Antonio più avanti negli anni.
Non si è contagiosi prima che compaiano le vescicole né dopo che si è formata la crosta. Nel frattempo i Cdc raccomandano di coprire l’eruzione, non toccarla né grattarla e lavarsi spesso le mani. Fino alle croste vanno evitati i contatti con le donne in gravidanza che non hanno avuto la varicella né il vaccino, con i neonati prematuri o di basso peso e con le persone immunodepresse.
La nevralgia post-erpetica, il dolore che resta
Si parla di nevralgia post-erpetica quando il dolore dura oltre 90 giorni dalla comparsa dell’eruzione. Secondo l’Iss la durata media è di 5-6 mesi, ma può protrarsi per anni, e colpisce soprattutto chi ha superato i 60 anni.
Il dolore può essere continuo e bruciante, arrivare a scosse brevi e intense o essere scatenato da un semplice sfioramento della pelle. Si accompagna spesso a insonnia, stanchezza e inappetenza, a difficoltà di concentrazione e, nei casi più pesanti, a depressione.
Non esiste una cura specifica: si controllano i sintomi, spesso a lungo. Per il dolore lieve si usano cerotti alla lidocaina o cerotti e creme alla capsaicina; alcuni studi suggeriscono l’utilità di antidepressivi e antiepilettici, mentre l’efficacia degli oppioidi non è stata completamente accertata. Per l’Iss non è chiaro se gli antivirali riducano il rischio di nevralgia: prevenire lo zoster resta l’unico modo noto per evitarla.
Il vaccino: a chi è offerto
Oltre ai 65enni, l’Iss indica tra i gruppi a rischio le persone con diabete mellito, con patologie cardiovascolari (esclusa l’ipertensione isolata) e con Bpco o asma bronchiale. Per chi ha un’immunodeficienza o deve iniziare terapie immunosoppressive, per chi ha un’insufficienza renale cronica o è in dialisi e per chi ha avuto recidive o forme gravi di zoster è raccomandato solo il vaccino ricombinante adiuvato, utilizzabile a partire dai 18 anni.
Secondo la scheda dell’Agenzia europea per i medicinali sul vaccino ricombinante, il ciclo prevede due iniezioni a due mesi di distanza; se necessario la seconda dose può slittare, ma entro sei mesi dalla prima. Negli studi l’efficacia contro lo zoster è stata del 97% negli adulti dai 50 anni in su e del 91% in quelli dai 70 anni; contro la nevralgia post-erpetica, del 100% e dell’89% nei due gruppi.
Gli effetti indesiderati più comuni sono dolore, arrossamento e gonfiore nel punto dell’iniezione; possono comparire anche brividi, febbre, dolori muscolari, stanchezza, mal di testa e disturbi gastrointestinali, che nella maggior parte dei casi durano due o tre giorni. Il vaccino è controindicato a chi è allergico ai suoi componenti e, come misura precauzionale, è preferibile evitarlo in gravidanza. Può essere somministrato insieme all’antinfluenzale, in due punti di iniezione diversi.
In provincia di Ragusa
Nella campagna antinfluenzale 2026-2027, in corso fino al 28 febbraio, l’Asp di Ragusa prevede la possibilità di fare l’antinfluenzale insieme all’anti-zoster e all’anti-pneumococco. Per prenotare l’antinfluenzale negli ambulatori vaccinali dell’Asp sono attivi il numero verde 800 050510 e l’indirizzo servizio.epidemiologia@asp.rg.it.
Il vaccino anti-zoster non serve a prevenire la varicella, che per i nati dal 2017 è oggetto di una vaccinazione obbligatoria. È pensato per chi ha già un’immunità verso il virus della varicella, che dopo l’infezione resta latente nei gangli nervosi.



