Mentre il calendario segna la fine dell’inverno meteorologico, l’atmosfera sopra il Circolo Polare Artico sta inviando segnali di forte instabilità. Le ultime proiezioni indicano un progressivo indebolimento del Vortice Polare, la grande trottola di aria gelida che staziona sopra il Polo Nord. Se questa struttura dovesse frammentarsi, l’Italia potrebbe trovarsi esposta a irruzioni fredde tardive proprio alle soglie della primavera.
La dinamica: cos’è il riscaldamento stratosferico (SSW)
Il motore di questo possibile cambiamento è il cosiddetto Sudden Stratospheric Warming (SSW), ovvero un surriscaldamento anomalo e improvviso della stratosfera. Quando l’aria in quota si scalda bruscamente, il “muro” di venti che trattiene il gelo artico perde compattezza.
- Il risultato: Il serbatoio di aria gelida non è più confinato alle alte latitudini e tende a scivolare verso sud, invadendo l’Europa e il Nord America.
L’ipotesi “Split”: il vortice si divide in due
Gli esperti monitorano con attenzione la possibilità di uno “split” (scissione) del vortice. In questo scenario, la struttura non si limita a spostarsi, ma si spacca letteralmente in due lobi distinti.
- Uno di questi nuclei gelidi potrebbe dirigersi verso il continente americano.
- L’altro potrebbe puntare direttamente verso il comparto europeo e asiatico.
Se questa configurazione dovesse confermarsi, si aprirebbe una finestra di 2-6 settimane caratterizzata da scambi termici violenti, portando il gelo artico a latitudini insolite per il mese di marzo.
Le conseguenze per l’Italia nelle prossime settimane
Un Vortice Polare destabilizzato non garantisce matematicamente il gelo, ma aumenta drasticamente le probabilità di un marzo turbolento. Le proiezioni per l’Italia indicano:
- Sbalzi termici: Alternanza tra repentine discese di aria artica e risalite di correnti più miti dal Mediterraneo.
- Maltempo tardivo: Ritorno di piogge abbondanti e possibili nevicate a quote basse, anche in zone dove il clima sembrava già orientato alla primavera.
- Instabilità cronica: Una prima parte di marzo caratterizzata da una spiccata variabilità, con scarso spazio per l’alta pressione.
In sintesi: La primavera del 2026 potrebbe tardare a sbocciare. Gli scambi meridiani (da Nord verso Sud) promettono un finale di stagione movimentato, capace di riservare sorprese bianche anche quando i riscaldamenti sembravano ormai spenti.




