Buone notizie per le famiglie italiane sul fronte della semplificazione burocratica. L’INPS, attraverso la Circolare n. 7 del 30 gennaio 2026, ha confermato che per l’anno in corso non sarà necessario inoltrare una nuova richiesta per l’Assegno Unico e Universale (AUU). Il beneficio proseguirà in automatico per tutti i nuclei la cui istanza risulti già accolta e in vigore, evitando inutili code virtuali.
Rivalutazione e nuovi importi: cosa cambia in busta paga
A partire da questo mese di febbraio, scatta l’adeguamento degli importi al costo della vita. Grazie a una rivalutazione dell’1,4% legata all’inflazione, le cifre sono state ritoccate verso l’alto:
- Quota massima: Sale a circa 204,40 euro per ogni figlio minorenne (per chi ha un ISEE entro i 17.520 euro).
- Quota minima: Si attesta sui 58,50 euro per i redditi oltre i 46.720 euro o per chi non presenta la documentazione.
- Figli maggiorenni (fino a 21 anni): Gli importi oscillano tra i 99,40 euro e i 29,10 euro.
La scadenza di marzo e il “paracadute” di giugno
Se per febbraio l’INPS utilizza ancora i dati reddituali dello scorso anno, da marzo 2026 entrerà a regime il nuovo ISEE. È qui che i genitori devono prestare attenzione: in assenza di una DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) aggiornata, l’assegno verrà tagliato d’ufficio alla cifra minima.
Tuttavia, esiste un margine di recupero: chi presenterà l’ISEE entro il 30 giugno 2026 avrà diritto al ricalcolo e alla liquidazione di tutti gli arretrati maturati a partire da marzo.
Un welfare moderno contro l’inverno demografico
L’Assegno Unico, che dal 2022 ha accorpato vecchi bonus come il Premio alla nascita e l’Assegno di natalità, rappresenta oggi il pilastro del welfare familiare. Nonostante la sua natura universale e progressiva, i dati Istat pubblicati di recente raccontano però una realtà complessa: nel 2025 le nascite in Italia sono scese al minimo storico di circa 340.000.
“L’Assegno Unico ha certamente reso più efficiente il sistema, ma da solo non basta a invertire il calo demografico,” commentano gli analisti.
Le ragioni del trend negativo, che dura ormai dal 2008, sono radicate nell’instabilità economica, negli stipendi stagnanti e in una percezione sociale della famiglia spesso vista più come un onere che come un valore. Restano comunque attivi strumenti complementari come il Bonus Nido e le detrazioni fiscali per spese sanitarie e d’istruzione, nel tentativo di offrire un supporto concreto alle giovani coppie.
In sintesi: cosa devono fare i genitori?
- Controllare lo stato della domanda: Se è “accolta”, non serve fare nulla.
- Aggiornare l’ISEE: Fondamentale farlo entro fine febbraio per evitare il declassamento di marzo.
- Comunicare variazioni: Solo in caso di nuovi nati (entro 120 giorni) o raggiungimento della maggiore età dei figli è necessario integrare la domanda esistente.




