Uno studio avviato a Catania sui tumori di oltre 100 pazienti punta a capire in anticipo quali donne con la forma più diffusa di tumore al seno traggono beneficio dalla chemioterapia prima dell’intervento chirurgico.
La ricerca riguarda il carcinoma mammario HR+/HER2-negativo, che interessa circa il 70% delle pazienti con tumore alla mammella. È sostenuta da Fondazione Humanitas Sicilia e condotta da Humanitas Istituto Clinico Catanese con il professor Francesco Schettini, del gruppo di Genomica traslazionale, terapie mirate e personalizzate nei tumori solidi della Fondazione IDIBAPS (Institut d’Investigacions Biomèdiques August Pi i Sunyer) di Barcellona. Coinvolge donne in cura a Humanitas e si sviluppa nei laboratori dell’istituto spagnolo.
Il punto di partenza sono i casi in cui la malattia viene scoperta in fase avanzata. «Quando il carcinoma mammario HR+/HER2-negativo si presenta in forma avanzata il tumore è già di grandi dimensioni e ha interessato diversi linfonodi. Spesso, prima di intervenire chirurgicamente, si tende a utilizzare la chemioterapia, ma le risposte potrebbero non essere soddisfacenti», ha spiegato il professor Paolo Vigneri, responsabile dell’Oncologia medica universitaria di Humanitas Istituto Clinico Catanese e coordinatore del comitato scientifico della fondazione.
Per questo i ricercatori lavorano sulla terapia neoadiuvante, quella somministrata prima dell’operazione. «Insieme alla Fondazione IDIBAPS di Barcellona abbiamo individuato oltre 100 pazienti che hanno effettuato la terapia neoadiuvante e stiamo analizzando le caratteristiche genetiche e molecolari dei loro tumori primitivi e quelle dei residui identificati dopo la chirurgia», ha detto Vigneri.
L’obiettivo, ha aggiunto, è «individuare dei biomarcatori predittivi di risposta, al fine di capire quali donne traggono beneficio dal trattamento chemioterapico pre-intervento».
L’alternativa dell’endocrinoterapia
Prevedere la risposta servirebbe anche a scegliere strade diverse per chi dalla chemioterapia trae meno vantaggio. «Individuare nuovi bio marcatori predittivi di risposta consentirebbe di prevedere quali pazienti rispondono meglio al trattamento chemioterapico, e valutare per le altre pazienti strategie terapeutiche alternative come l’endocrinoterapia», ha spiegato Sabrina Nucera, ricercatrice e oncologa di Humanitas Istituto Clinico Catanese coinvolta nel progetto.
L’endocrinoterapia, ha precisato l’oncologa, consiste nell’uso di farmaci che bloccano o modificano l’azione degli ormoni nel corpo, per rallentare o fermare la crescita dei tumori ormonodipendenti o ormonosensibili.
Lo studio si basa sull’analisi molecolare dei tessuti tumorali prelevati prima e dopo la chemioterapia preoperatoria. L’obiettivo finale indicato dai ricercatori è offrire alle donne cure mirate e scelte terapeutiche più personalizzate.



