Da mercoledì 7 ottobre i genitori separati o divorziati che vivono in affitto possono chiedere un contributo pari al 50% del canone, fino a 6mila euro l’anno. Le domande si presentano online sulla piattaforma del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti entro le 12 di mercoledì 28 ottobre 2026.
La piattaforma è stata attivata alle 12 del 7 ottobre. Il bonus spetta al genitore che non è assegnatario della casa familiare di proprietà e che ha figli a carico fino al compimento dei 21 anni, con un reddito Irpef non superiore a 35mila euro annui. Il tetto di 6mila euro corrisponde a 500 euro al mese.
La misura è stata istituita dall’ultima legge di bilancio e ha una dotazione di 20 milioni di euro. A settembre il vicepremier Matteo Salvini aveva annunciato che il bando del Mit sarebbe arrivato in autunno.
Per accedere servono un regolare contratto di locazione e la regolarità nel versamento dell’eventuale assegno di mantenimento. Il richiedente non deve possedere immobili a uso residenziale nello stesso Comune dell’abitazione familiare né nei Comuni limitrofi, entro un raggio di 50 chilometri. Il contributo non si somma ad altri aiuti per l’affitto.
I fondi vengono ripartiti tra le Regioni secondo tre criteri: il numero medio di genitori separati o divorziati, il reddito medio regionale e la percentuale di Comuni ad alta tensione abitativa. In base a questi parametri, secondo Il Sole 24 Ore, le quote più alte dovrebbero andare a Lombardia, Lazio e Campania.
Il bonus arriva in un periodo in cui separazioni e divorzi sono in calo. Secondo il report Istat «Matrimoni, Unioni Civili, Separazioni e Divorzi anno 2024», pubblicato a gennaio 2026, in Italia ci si sposa sempre meno e sempre più tardi, le seconde nozze segnano una battuta d’arresto e crescono le unioni tra stranieri e nuovi cittadini italiani.
Presentare la domanda per primi non dà alcuna precedenza. La graduatoria per il 2026 sarà elaborata in automatico dalla piattaforma, separatamente per ciascuna regione, sulla base dei punteggi previsti dal bando e dei dati indicati dai richiedenti. A parità di punteggio conterà il reddito di chi ha fatto domanda.



