L’Inps ha portato all’importo minimo circa 5mila Assegni unici e ha revocato 940 Assegni di inclusione dopo i controlli sull’Isee corrente. Le verifiche hanno prodotto anche 147 esposti alle Procure.
Il bilancio è aggiornato al 30 settembre ed è stato pubblicato dal Sole 24 Ore. Per l’Assegno unico è ancora provvisorio. L’istituto ha avviato le verifiche dopo aver trovato differenze tra i dati autocertificati nella Dsu e quelli presenti nei propri archivi. Gli archivi riguardano rapporti di lavoro, contributi versati, pensioni e trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari. In alcuni casi lo scarto supera i 10mila euro.
Chi riceve l’avviso vede scendere l’Assegno unico alla quota minima prevista dalla legge. Per il 2026 sono 58,30 euro al mese per ogni figlio minorenne. L’importo base può invece arrivare a 203,80 euro per le fasce Isee più basse. La riduzione dura fino alla conclusione degli accertamenti o fino all’aggiornamento della documentazione.
La riduzione non è una sanzione. Chi deve correggere i dati può presentare una nuova Dsu, online o tramite un Caf. Chi ritiene corretto quanto ha dichiarato può portare i documenti che lo dimostrano alla sede Inps competente.
«Un’anomalia o una difformità non equivale automaticamente né a un indebito né, tantomeno, a una frode», ha spiegato al quotidiano economico Alessandro Romano, direttore dell’Antifrode Inps. Le differenze possono dipendere anche da dati non aggiornati o da redditi registrati in periodi diversi.
Le verifiche passano dal “Cruscotto Isee corrente”. È uno strumento interno che l’Inps ha sviluppato alla fine del 2025 ed è entrato in funzione nel 2026. Il sistema incrocia i redditi dichiarati con le informazioni degli archivi amministrativi e segnala i casi da approfondire. Ogni anno l’Isee corrente viene usato per circa 190mila attestazioni.
L’Isee ordinario si basa su dati di due anni prima. L’Isee corrente si chiede quando la situazione economica peggiora in modo rilevante: per esempio dopo la perdita del lavoro, oppure con una variazione dei redditi superiore al 25%. Dal 1° aprile si può aggiornare anche il patrimonio, se la variazione supera il 20%. Di norma l’Isee corrente considera i redditi dei 12 mesi precedenti la richiesta. Per chi ha perso un lavoro dipendente può basarsi sugli ultimi due mesi, riportati all’intero anno.
Lo stesso cruscotto è stato usato per l’Assegno di inclusione. Lì gli incroci hanno fatto emergere, in alcuni casi, redditi più alti di quelli dichiarati. Da questi casi derivano le 940 revoche e i 147 esposti. In vista degli Isee del 2027, l’Inps sta chiedendo ai Caf, nella nuova convenzione, di controllare con più attenzione i documenti e le buste paga usati per compilare l’Isee corrente.



