A Gela la Polizia di Stato ha fermato un uomo di 43 anni, gelese, indagato per detenzione illegale di ordigni esplosivi, cocaina, un’arma clandestina e munizioni, con l’aggravante del metodo mafioso. Il decreto di fermo di indiziato di delitto porta la firma della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Caltanissetta. L’uomo era irreperibile da giovedì 17 settembre, quando si era sottratto a una perquisizione speronando un’auto di servizio della polizia.
Quel giovedì gli investigatori stavano cercando armi negli immobili a sua disposizione. Dopo lo speronamento sono partite subito le ricerche, chiuse martedì mattina dagli agenti della Squadra mobile e della Squadra investigativa del commissariato di Gela.
Il 43enne non era un volto nuovo per gli investigatori. In passato era stato sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per reati di mafia, e al momento della cattura si trovava in affidamento ai servizi sociali.
Le due perquisizioni di giovedì hanno portato a sequestri di diverso tipo. In un garage del centro storico gli agenti hanno trovato 344 grammi di cocaina, sostanze da taglio e 13 ordigni esplosivi artigianali, che gli inquirenti descrivono ad elevato potenziale offensivo. Secondo la polizia il locale era stato attrezzato come laboratorio per preparare la droga: dentro c’erano una pressa per formare i panetti, un bilancino di precisione, un frullatore e diversi sacchetti di cellophane.
Il secondo controllo ha riguardato un forno per la panificazione che gli investigatori ritengono riconducibile all’uomo. Lì è saltata fuori una pistola semiautomatica calibro 7,65 con la matricola abrasa, insieme a 44 cartucce dello stesso calibro.
Per la Polizia di Stato il ritrovamento degli esplosivi conferma la pericolosità della criminalità organizzata nel distretto giudiziario di Caltanissetta, che continua a disporre di armi ed esplosivi in quantità. Gli investigatori parlano di una subcultura «corleonese», cioè di una forte propensione alla violenza, emersa più volte nelle indagini degli ultimi anni.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e il 43enne resta indagato. Il fermo dovrà ora passare al vaglio del giudice per le indagini preliminari, chiamato a decidere sulla convalida e sull’eventuale misura cautelare.



