Come si fa a non partire da questa immagine per commentare Modica-Reggina?

C’è tutto lì dentro. Si, c’è anche l’immeritata sconfitta per mano di quella squadra, La Reggina, che parafrasando una frase del giornalismo bolognese d’antan, “tremare la D fa”; ma c’è soprattutto la vittoria di Modica e del Modica. Che sul campo lascia tre punti e tanta amarezza -ed anche un po’ di giustificata rabbia perché forse (ma mica tanto forse…) quel fuorigioco non c’era sul gol dell’1-0 cancellato di Cappello e forse (o forse no…) il gol dell’1-1 era gol anche perché l’assistente la bandierina verso il centrocampo l’aveva indirizzata e l’arbitro ha detto no-. Però il Modica è stato bello, concreto, forse un po’ timoroso reverenzialmente nel primo tempo ma buono. Molto buono. Quasi ottimo (è quel quasi che fa tanto inc…). Però un timore ce l’ho e lo scrivo: quando di là non ci sarà il blasone il carattere sarà sempre quello mostrato ieri?
Però tornando a quella foto, che dire? C’è tutta Modica lì dentro; l’educazione e l’accoglienza di una città che è specchio di un’eccellente società -e di una società che è specchio dell’eleganza della città-. Perché hai voglia di dire che lo sport è educazione se poi educato non sei. Educata lo è la società Modica calcio e lo è la città Modica. E Reggio Calabria e la Reggina lo hanno scritto con questo foglio lasciato sulla porta dello spogliatoio.
Tornando al campo, giova ricordare che al Modica mancavano alcuni giocatori importanti (Tymofii Hulidov, Stefano Maiorana ma anche Housem Ferchichi ancora al lavoro per la migliore condizione) e che di là c’era la Reggina. Che sin quando ha avuto in campo Alma e Acquadro era sorniona e pronta a far male; ma che poi da grande squadra, ha saputo soffrire la veemenza del Modica e in qualche modo ha fatto Pasqua (intesa come festa) e… Pasquetto (inteso come il nome del signore in giallo fosforescente, fischietto in bocca, proveniente da Crema). La Reggina c’ha fatto capire perché e come si vincono i campionati. Ad esempio portandosi a casa tre punti da una mischia davanti a Romano a metà primo tempo, sfiorando si il 2-0 spacca gambe che solo il palo ha evitato ma poi soffrend e serrando le fila nel finale quando il Modica ha prodotto il massimo sforzo fermato solo dalla ‘distratta’ dea bendata.
Filippo Raciti ha un compito da dopo la partita; e non è un compito semplice: tenere sulla corda i suoi per non dilapidare quanto seminato ieri. Perché messo in archivio il derby acciuffato quando nessuno pensava più e messa in archivio la partita delle partite -che bello vedere finalmente la curva aperta, tinta di amaranto e vedere tanta gente sulle tribune (e non solo…) godersi lo spettacolo (il cassiere del Modica era l’unico stracontento finita la partita)- da dopodomani si fa sul serio e si conosce la D vera e tosta. Arrivano le partite con i punti che contano: Sambiase a Lamezia mercoledì e Castrum Favara, domenica, a Modica.
Sul piano del gioco, Raciti sta costruendo qualcosa di molto interessante -non mi stupisco, è davvero bravo e sa quel che fa, come lo fa, perché lo fa e fin dove lo farà-. Garufi è sempre più Garufi, Asero è stato stantuffo (mi scuso per i miei 63 anni…), Kljajic ce lo godiamo quest’anno perché dal prossimo sarà chissaddove a fare calcio professionistico; Pierce e la porta avversaria prenderanno tanta confidenza e Cappello è under solo sulla carta perché in campo è molto ma molto di più. E poi Turi Misseri. E’ entrato assatanato, ha conquistato palloni, punizioni, ribaltato l’azione, difeso ed attaccato. Quelli della Reggina hanno provato in tutti i modi a fermarlo e quando la partita è finita hanno tirato un bel sospiro di sollievo a pensare che non se lo vedranno più in mezzo ai piedi sino al 10 gennaio al Granillo: lui il migliore in campo (definizione da giornalista boomer che sono io o MVP come dicono quelli che sanno parlare di calcio oggi).
Sin da questo lunedì si ricomincia: di nuovo allenamento e subito testa al Sambiase e a Lamezia, mercoledì, ore 16. Giocare come ieri per far punti e cominciare a riempire la bisaccia altirmenti chiamata classifica. E per farlo gente come Garufi, Romano, Reinero, Castillo, Sangarè saranno fondamentali per non calare di testa e voglia, perché la Reggina è una volta ma la serie D è sempre. Di Reggina ce n’è una ma è con le altre che il Modica che dovrà costruirsi la salvezza. Meditate picciottieddi, meditate..




