Un uomo è in carcere con l’accusa di tentate lesioni dopo che i test tossicologici della Procura di Pistoia hanno confermato la presenza di un disgorgante chimico a base di candeggina nella tazzina di caffè consegnata ai carabinieri dalla moglie. La donna, come scrive Il Fatto Quotidiano, aveva deciso di installare una microtelecamera in cucina dopo settimane di malesseri inspiegabili che comparivano sempre dopo la colazione.
Sono state le immagini registrate dalla telecamera nascosta, alle quattro del mattino, a inchiodare l’uomo: il filmato lo mostra mentre versa il prodotto chimico nella tazzina destinata alla moglie. Il 24 aprile la donna si è presentata in caserma con il video e la tazzina come prove, sporgendo denuncia formale.
I sintomi che avevano insospettito la vittima erano ricorrenti e sempre legati allo stesso momento della giornata: forte bruciore di stomaco, mal di testa anomali, sudorazione fredda. Nelle settimane precedenti la donna aveva comunicato al marito l’intenzione di separarsi. L’uomo aveva cominciato a prepararle il caffè ogni mattina con largo anticipo — un gesto che lei aveva inizialmente interpretato come un tentativo di riavvicinamento.
Le perizie tossicologiche hanno stabilito che una singola dose del quantitativo trovato nella tazzina non avrebbe provocato lesioni gravi né esiti fatali. Il quadro cambia però se si considera la somministrazione prolungata nel tempo. Su questo punto il sostituto procuratore ha disposto ulteriori accertamenti per valutare gli effetti di un’esposizione ripetuta e costante.
L’ipotesi di reato complessiva è quella di tentato avvelenamento, mentre le contestazioni formali al momento riguardano le tentate lesioni. Interrogato, l’uomo ha respinto ogni accusa ma ha risposto a tutte le domande degli inquirenti, fornendo la propria versione dei fatti.



