Debutta stasera, 29 luglio (e fino al 2 agosto), al Castello di Donnafugata, a Ragusa, l’opera ‘Il gabbiano’, capolavoro del teatro mondiale di Anton Cechov, nuova produzione della Compagnia Godot per questa 16^ edizione estiva di Palchi Diversi. Iconico il luogo teatrale, ovvero la scalinata del Parco del Castello, che i direttori artistici di Godot, Federica Bisegna e Vittorio Bonaccorso definiscono il “suggestivo palco verticale” ormai da anni loro luogo del cuore.Considerato uno dei testi fondativi del teatro contemporaneo, “Il gabbiano”, scritto nel 1896, esplora con straordinaria sensibilità il desiderio di essere amati, la ricerca del successo, le illusioni artistiche, la paura del fallimento e l’incomunicabilità dei rapporti umani.
Attraverso personaggi di rara complessità psicologica, Čechov firma un’opera delicata e potente che, a oltre un secolo dalla sua nascita, continua a rappresentare un lucido spaccato della società attuale. A dare voce e corpo ai protagonisti saranno i direttori artistici della compagnia teatrale Federica Bisegna e Vittorio Bonaccorso, affiancati dai bravissimi Alessio Barone, Rossella Colucci, Benedetta D’Amato, Alessandra Lelii, Anna Pacini, Roberto Palomba, Lorenzo Pluchino, Mario Predoana, con Ginevra Cilia ed Erviola Jaupi. Collaborazione di Mattia Zecchin.
In scena prenderà vita un intreccio di passioni non corrisposte, illusioni artistiche e fallimenti personali che accompagnerà il pubblico fino a un epilogo di struggente intensità, dove il bisogno di essere amati e riconosciuti si scontra con la durezza della realtà. «”Il gabbiano” è un testo che sfugge a qualsiasi definizione – spiega Vittorio Bonaccorso, che firma anche scena e regia – Dramma, commedia, tragedia moderna: è soprattutto un’opera che segna la nascita di una nuova sensibilità teatrale. In perfetto equilibrio mette a confronto chi rinuncia ai propri sogni per paura di vivere e chi, invece, trova il coraggio di inseguirli, pur senza alcuna certezza di riuscire. Il gabbiano diventa così il simbolo dell’artista e dell’essere umano, sospeso tra il desiderio di volare e la durezza della realtà».
«Čechov non offre risposte – aggiunge Federica Bisegna, che cura anche i costumi dello spettacolo – Ci mette davanti alle nostre fragilità, ai desideri che coltiviamo e alle occasioni che lasciamo sfuggire. Ogni personaggio porta con sé una parte di noi e tocca profondamente le corde più intime dell’animo umano». Una nuova produzione che conferma ancora una volta la vocazione della Compagnia G.o.D.o.T. a confrontarsi con i grandi autori della drammaturgia mondiale, attraverso opere complesse che, estate dopo estate, richiamano al Castello di Donnafugata non solo gli appassionati del territorio, ma anche numerosi turisti, affascinati dall’originalità di un cartellone capace di unire il grande teatro alla straordinaria bellezza del luogo.
Nelle serate precedenti la Compagnia Godot aveva riproposto, con grandissimo successo, il capolavoro di Luigi Pirandello, “A birritta cu i ciancianeddi”, ovvero la stesura pirandelliana in dialetto agrigentino de “Il berretto a sonagli” cavallo di battaglia già nella stagione estiva dello scorso anno. A completare il trittico di questo cartellone, dopo Pirandello e Cechov, sarà “L’importanza di chiamarsi Ernesto” di Oscar Wilde, in scena nelle prossime settimane. (daniele distefano)



