Quando il The Times di Londra — uno dei quotidiani più letti e autorevoli del mondo anglosassone — dedica un’ampia guida gastronomica all’Italia e sceglie Modica come destinazione d’elezione per il cioccolato, non si tratta di una coincidenza. È il frutto di un patrimonio autentico, costruito nei secoli, che il grande giornalismo internazionale sa riconoscere.
L’articolo, firmato da una firma esperta che dichiara di aver trascorso anni a mangiare in giro per l’Italia, parte da una premessa illuminante: l’Italia non ha una cucina sola, ma tante quante sono le sue regioni, le sue città, i suoi borghi. E tra le tappe imperdibili di questo viaggio nel gusto, Modica emerge con un riconoscimento preciso: è la città italiana del cioccolato per eccellenza.
La storia del cioccolato siciliano inizia dagli spagnoli
Il pezzo del Times racconta come la tradizione cioccolatiera di Modica abbia radici storiche profonde, legate alla dominazione spagnola e all’introduzione del cacao in questa città arroccata sulle colline iblei. Viene citata espressamente l’Antica Dolceria Bonajuto, la più antica fabbrica di cioccolato dell’isola, come luogo imprescindibile per chiunque voglia capire cosa rende unico il cioccolato di Modica: più croccante, più asciutto, più amaro e più intenso rispetto a quello a cui il palato anglosassone è abituato.
Ma il giornale va oltre il semplice prodotto. Parla anche delle ‘mpanatigghi — quei biscotti a mezzaluna ripieni di cacao, frutta secca, mandorle e carne macinata — definendoli un abbinamento che a Modica non fa alzare sopracciglia, ma che per un lettore britannico suona come una rivelazione. E suggerisce Casa Talia come base ideale per un long weekend, con vista mozzafiato sulla città.
Un riconoscimento che vale oro (e non solo)
Essere citati dal Times non è un fatto di costume. È comunicazione turistica di altissimo livello, indirizzata a un pubblico internazionale con forte propensione al viaggio e alla spesa. È il tipo di visibilità per cui le destinazioni investono milioni in campagne promozionali — e che Modica ha ottenuto semplicemente essendo sé stessa.
Nel 2025, del resto, l’UNESCO ha inserito la cucina italiana nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Non per una singola ricetta, ma per uno stile di vita. Il cioccolato di Modica IGP, il Caciocavallo Ragusano DOP, l’olio Colli Iblei DOP, il Cerasuolo di Vittoria DOCG: il territorio ibleo è un concentrato straordinario di questa identità riconosciuta a livello globale.
Occasioni del genere non vanno lasciate cadere nel vuoto
Il rischio, però, è sempre lo stesso: la soddisfazione del riconoscimento senza la capacità di trasformarlo in opportunità concreta. Un articolo del Times apre una finestra. Ma qualcuno deve avere la prontezza di spalancarla.
Gli operatori economici — ristoratori, cioccolatieri, produttori, agriturismi, strutture ricettive — sono i primi chiamati ad agire. Aggiornare le pagine web in inglese, curare la presenza sui canali internazionali, costruire esperienze autentiche e raccontabili: ogni dettaglio conta quando il visitatore è già stato “caldo” da una lettura sul Times.
Le istituzioni politiche — Comune di Modica, Libero Consorzio, Regione Siciliana — hanno il dovere di capitalizzare questo momento con strumenti concreti: partecipazione a fiere internazionali del turismo, accordi con tour operator esteri, campagne digitali mirate ai mercati anglosassoni.
Le organizzazioni di categoria — Confcommercio, CNA, Coldiretti e le associazioni del settore agroalimentare — devono fare da collante, costruendo reti e proposte condivise invece di lasciare ogni singolo operatore a combattere da solo.
La guida del Times descrive l’Italia come un Paese dove «le esperienze più memorabili avvengono a tavola». Modica e l’intera provincia di Ragusa sono pienamente in quella storia. Ora tocca a tutti noi — pubblico e privato, grandi e piccoli — fare in modo che il mondo non si limiti a leggerlo su un giornale, ma venga a scoprirlo di persona.



