Nei principali comprensori cerealicoli della Sicilia il crollo del prezzo del grano riporta al centro del dibattito politico il futuro del settore. Con quotazioni intorno ai 20 centesimi al chilogrammo, secondo il deputato regionale Ignazio Abbate, molte aziende agricole non riescono più a coprire i costi di produzione. Per questo la questione approderà all’Assemblea Regionale Siciliana, dove viene chiesto un intervento straordinario per sostenere uno dei comparti storici dell’economia isolana.
Al centro della proposta c’è la richiesta di un piano triennale accompagnato da uno stanziamento iniziale compreso tra 30 e 40 milioni di euro, da inserire nelle prossime variazioni di bilancio della Regione. L’obiettivo, nelle intenzioni del parlamentare, è offrire alle imprese strumenti per affrontare una fase di forte difficoltà senza limitarsi a contributi emergenziali.
Secondo Abbate, le criticità interessano soprattutto le province di Agrigento, Caltanissetta, Enna e Palermo, aree dove la cerealicoltura rappresenta da decenni una delle principali attività agricole. Il rischio, sostiene, è che numerose aziende rinuncino progressivamente alla produzione di grano destinando i terreni ad altri utilizzi oppure limitandosi alla sola produzione di paglia.
«Con il grano pagato appena venti centesimi al chilo non si coprono più nemmeno i costi minimi di produzione», afferma Abbate. Il deputato avverte che, senza misure di sostegno, potrebbe aumentare l’abbandono delle coltivazioni con conseguenze sul presidio del territorio e sul paesaggio agricolo dell’entroterra siciliano.
La proposta illustrata dal presidente della I Commissione Affari istituzionali punta invece a un intervento di medio periodo. L’idea è accompagnare le aziende verso una maggiore specializzazione produttiva, incentivando varietà di grano più richieste dalla filiera della trasformazione e in grado di garantire un valore aggiunto superiore rispetto alle produzioni tradizionali.
Sul fronte delle risorse economiche, Abbate richiama le valutazioni espresse dalle organizzazioni agricole, tra cui Coldiretti, secondo cui sarebbe necessario un primo finanziamento significativo per avviare il percorso di rilancio. Il sostegno pubblico, nelle intenzioni illustrate, dovrebbe diminuire progressivamente nel corso del triennio, parallelamente al recupero di competitività delle imprese.
La proposta sarà ora oggetto del confronto politico all’interno dell’Ars, chiamata a valutare eventuali misure per il comparto cerealicolo regionale in una fase caratterizzata da forti difficoltà economiche per numerose aziende agricole.



