Per le famiglie con figli a carico, il nodo dell’ISEE torna centrale anche nel 2026. L’Assegno Unico Universale, gestito dall’INPS, continua infatti a essere calcolato sulla base della situazione economica del nucleo familiare, con una scadenza chiave: il 30 giugno 2026.
Chi non presenta entro quella data la Dichiarazione Sostitutiva Unica aggiornata perde la possibilità di ottenere gli arretrati maturati nei mesi precedenti e si vede riconoscere solo l’importo minimo previsto.
Il sistema non cambia nella sua impostazione: l’assegno viene riconosciuto comunque, ma senza ISEE aggiornato l’importo si riduce automaticamente alla soglia base.
Secondo quanto previsto dalla normativa di riferimento del D.Lgs. 230/2021, l’INPS distingue gli importi in base alle fasce ISEE. La quota mensile varia in modo progressivo: più basso è l’indicatore, maggiore è il sostegno economico riconosciuto.
In assenza di ISEE aggiornato, l’importo si attesta sulla soglia minima, pari a circa 58 euro per figlio, mentre nelle fasce più basse può arrivare fino a circa 203 euro mensili, secondo gli importi indicativi aggiornati dall’INPS.
La differenza non riguarda solo l’importo mensile, ma anche gli arretrati. La normativa prevede infatti che, se la DSU viene presentata entro il 30 giugno, l’INPS ricalcoli le somme a partire da marzo e riconosca le differenze maturate.
Oltre quella data, invece, il ricalcolo non copre i mesi precedenti e il beneficio economico decorre dal mese successivo alla presentazione.
Un altro elemento rilevante riguarda le nuove regole ISEE introdotte dal 2026, che modificano il calcolo del patrimonio mobiliare. Alcuni strumenti finanziari, come titoli di Stato e libretti postali entro determinate soglie, possono incidere in modo diverso sull’indicatore, con effetti potenzialmente positivi per alcune famiglie.
Resta però invariato il principio di base: senza aggiornamento tempestivo della DSU, il sistema non può applicare le condizioni più favorevoli e riconosce solo il minimo.
L’INPS ricorda che la procedura può essere completata online tramite il portale ufficiale oppure attraverso CAF e patronati, con modalità anche precompilate che semplificano l’invio dei dati.
Per molte famiglie si tratta di un passaggio amministrativo che ha un impatto diretto sul bilancio mensile. La mancata attenzione alle scadenze si traduce spesso in un beneficio ridotto, anche per importi complessivi significativi nel corso dell’anno.




