Per Imu, Tari e multe si apre nel 2026 un sistema a doppia rottamazione che coinvolge Comuni e Agenzia delle Entrate-Riscossione. Le amministrazioni locali possono scegliere se attivare una sanatoria autonoma o aderire alla rottamazione statale sui debiti fino al 2023. Per cittadini e imprese cambia tutto: regole, scadenze e modalità di pagamento dipendono dal territorio.
La gestione dei debiti fiscali locali entra in una fase di forte frammentazione, con effetti diretti su famiglie e imprese che devono regolarizzare posizioni su tributi come Imu, Tari e sanzioni stradali.
Due modelli di sanatoria in parallelo
Il 2026 segna l’avvio di un sistema a doppio canale. Da un lato, i Comuni possono attivare una definizione agevolata autonoma sui tributi locali. Dall’altro, resta operativa l’estensione della rottamazione statale ai carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Nel primo caso, le amministrazioni locali decidono in autonomia perimetro, anni coinvolti, sconti su sanzioni e interessi e numero di rate. Nel secondo, le regole sono definite a livello centrale e valgono per i debiti iscritti a ruolo tra il 2000 e il 2023.
La scadenza per le delibere comunali è fissata al 30 giugno 2026, mentre per l’adesione alla rottamazione statale i cittadini dovranno presentare domanda entro il 31 ottobre 2026.
Comuni divisi tra apertura e stop
Il quadro delle adesioni non è uniforme. Secondo le prime ricostruzioni amministrative, circa metà dei Comuni italiani avrebbe scelto di non attivare alcuna sanatoria locale, mentre altri hanno già avviato o valutano l’adesione.
Tra le grandi città, alcune amministrazioni come Milano e Firenze risultano orientate al no, mentre Roma, Napoli e Torino hanno aperto alla possibilità di interventi di alleggerimento. Sul fronte opposto, altri enti stanno valutando un modello misto o l’adesione alla sola misura statale.
La scelta incide direttamente sulle condizioni applicate ai contribuenti, con differenze anche significative tra un territorio e l’altro.
Rottamazione statale: regole e rate
La rottamazione estesa ai Comuni prevede un impianto uniforme. Sono inclusi i debiti derivanti da omessi versamenti e non da accertamenti fiscali.
Il piano di pagamento può arrivare fino a 54 rate bimestrali, con importo minimo di 100 euro per rata e interesse annuo del 3%. La prima rata dovrà essere versata entro il 31 gennaio 2027.
La misura consente l’azzeramento di sanzioni e interessi, lasciando in carico al contribuente solo il debito originario.
Sanatoria locale su misura
Il secondo canale è la definizione agevolata autonoma. Qui i Comuni possono costruire regole proprie: anni sanabili, tipologia di tributi inclusi e modalità di rateizzazione.
Alcune amministrazioni hanno già sperimentato modelli flessibili, con piani pluriennali e cancellazione di sanzioni. Altre stanno lavorando su piattaforme digitali per accelerare le adesioni e ridurre i tempi di gestione.
Il nodo delle doppie regole
Il principale elemento critico riguarda la sovrapposizione dei sistemi. In molti casi, la riscossione dei tributi locali è affidata a soggetti diversi a seconda dell’anno o del tipo di imposta.
Un contribuente potrebbe trovarsi con la stessa tassa suddivisa tra regimi differenti: una parte gestita con la sanatoria statale e un’altra con regole comunali autonome. La mancanza di uniformità rischia di complicare la lettura delle posizioni debitorie e la scelta della soluzione più conveniente.
Le amministrazioni locali sono chiamate a coordinare i due strumenti per evitare sovrapposizioni operative e garantire chiarezza ai contribuenti.



