A Ragusa il tema della mobilità giovanile torna al centro del dibattito pubblico. Nel convegno promosso dall’associazione Ragusani nel Mondo, amministratori locali, imprenditori, studiosi e professionisti hanno analizzato il crescente numero di giovani che lasciano la provincia iblea per studio o lavoro.
L’incontro, ospitato nel capoluogo, ha affrontato soprattutto il nodo delle opportunità occupazionali e delle condizioni necessarie per rendere il territorio più competitivo. Tra i temi emersi: smart working, infrastrutture digitali, università, trasporti e qualità del lavoro.
Secondo quanto emerso durante il confronto, il fenomeno riguarda sempre più laureati e profili altamente specializzati che scelgono il Nord Italia o l’estero senza poi rientrare stabilmente nel territorio ragusano. Un dato che, secondo i relatori, incide sulla tenuta demografica e produttiva della provincia.
Il presidente di Ragusani nel Mondo, Salvatore Brinch, ha evidenziato il cambiamento del fenomeno migratorio rispetto alle generazioni precedenti, sottolineando come oggi la partenza coinvolga competenze professionali elevate.
Il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, ha richiamato invece le possibilità offerte dal lavoro da remoto e dalle nuove tecnologie. Nel suo intervento ha indicato il potenziamento dell’offerta universitaria cittadina come uno degli strumenti utili per rendere il territorio più attrattivo.
Anche la presidente del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, Maria Rita Schembari, ha posto l’attenzione su collegamenti e connettività. Secondo Schembari, aree interne e piccoli centri della provincia necessitano di reti digitali più efficienti e di trasporti pubblici adeguati per ridurre l’isolamento dei giovani lavoratori.
Nel dibattito sono intervenuti anche rappresentanti del mondo ecclesiastico e associativo. Il vescovo di Ragusa, mons. Giuseppe La Placa, ha collegato il tema migratorio alla precarietà occupazionale e alla mancanza di prospettive stabili.
Uno dei passaggi centrali dell’incontro è arrivato dalla sociologa Delfina Licata della Fondazione Migrantes, che ha proposto di superare il concetto di “fuga dei cervelli”, parlando invece di “mobilità circolare”. L’obiettivo indicato è creare condizioni che consentano ai giovani di partire per formazione o lavoro ma anche di tornare.
Imprese e nuove professioni al centro del confronto
Durante il convegno sono state presentate anche esperienze imprenditoriali del territorio ibleo. La rete Oasi Digitale, nata nel 2024, riunisce 13 aziende della provincia di Ragusa con oltre 1.300 dipendenti e un fatturato complessivo superiore ai 350 milioni di euro. L’iniziativa punta a mostrare ai giovani la presenza di opportunità professionali avanzate anche nel Sud Est siciliano.
Spazio anche ai temi dell’innovazione e del lavoro qualificato. Dal settore finanziario a quello della cybersicurezza, diversi interventi hanno evidenziato come le nuove generazioni cerchino ambienti professionali flessibili, meritocratici e compatibili con l’equilibrio tra vita privata e lavoro.
L’assessore alle Politiche giovanili del Comune di Ragusa, Simone Di Grandi, ha illustrato il progetto del “Manifesto per la restanza”, rete che coinvolge enti locali, università e associazioni per contrastare lo spopolamento giovanile in Sicilia. Annunciata anche l’attivazione di 75 sportelli di ascolto dedicati ai giovani siciliani.
La giornata si è conclusa con un appello condiviso dai partecipanti: costruire condizioni economiche e sociali che permettano ai giovani di scegliere liberamente se restare, partire o rientrare nella provincia iblea.



