Il calendario della rottamazione quater entra in una fase decisiva con la prossima scadenza del 31 maggio, portando con sé una duplice prospettiva per milioni di contribuenti italiani. Mentre chi è in regola deve prepararsi al versamento della nuova rata, in Commissione Finanze al Senato si valuta una riapertura dei termini che permetterebbe ai soggetti decaduti di rientrare nel piano agevolato.
La pace fiscale, introdotta per alleggerire il carico del magazzino dei debiti affidati all’agente della riscossione, rappresenta uno dei pilastri della gestione del contenzioso tributario negli ultimi anni. Dall’avvio della misura, lo Stato ha cercato di bilanciare l’esigenza di incasso immediato con la sostenibilità dei pagamenti per le famiglie e le imprese, spesso in difficoltà nel rispettare le scadenze serrate dei piani di ammortamento ordinari.
Per i contribuenti che hanno mantenuto i requisiti della definizione agevolata, il termine per il versamento della rata scade ufficialmente il 31 maggio. Tuttavia, la normativa prevede un periodo di tolleranza di cinque giorni, che quest’anno risulta particolarmente esteso a causa del calendario. La concomitanza con i giorni festivi permette infatti di considerare validi i pagamenti effettuati entro l’8 giugno 2026.
Il mancato rispetto di questo termine, anche per un solo giorno oltre la tolleranza, comporta la perdita definitiva dei benefici, con il ripristino dei debiti originali comprensivi di sanzioni e interessi. I cittadini hanno comunque a disposizione strumenti di flessibilità come il servizio ContiTu, che consente di rimodulare l’importo totale decidendo di pagare solo alcune delle cartelle incluse inizialmente nella domanda, riducendo così l’esborso immediato.
La vera novità riguarda la possibile riammissione di chi è rimasto escluso per non aver versato le quote di novembre e febbraio. L’iter di conversione del Decreto Fiscale (DL n. 38 del 2026) è attualmente al centro del dibattito parlamentare. L’ipotesi al vaglio è quella di consentire il rientro nel perimetro della sanatoria a patto di versare tre rate entro fine mese, regolarizzando così l’intera posizione pregressa in un’unica soluzione.
I lavori sugli emendamenti proseguono serrati, poiché il testo deve essere convertito in legge entro il 26 maggio. Questo nuovo “salvagente” fiscale ricalca i tentativi già effettuati in passato con il decreto Milleproroghe, segnando una strategia politica volta a massimizzare il recupero dei crediti senza ricorrere a procedure esecutive forzate, che storicamente presentano tassi di riscossione molto più bassi rispetto all’adesione spontanea agevolata.



