La rottamazione cartelle Imu Tari e multe stradali si prepara a diventare realtà attraverso un emendamento al Decreto fiscale attualmente al vaglio della Commissione Bilancio del Senato. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha fornito il parere favorevole all’estensione della misura, che permetterebbe ai Comuni di affidare la definizione agevolata dei propri crediti direttamente all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdeR). Il provvedimento dovrà ricevere il via libera definitivo entro il termine tassativo del 26 maggio 2026.
Come funziona l’estensione ai tributi comunali e alle multe
L’emendamento mira a superare le difficoltà operative riscontrate dagli enti locali che, secondo la Legge di Bilancio 2026, dovevano gestire autonomamente le procedure di sanatoria. Se la norma passerà, la rottamazione cartelle Imu Tari seguirà il modello nazionale della “quinquies”. I carichi interessati sono quelli affidati all’AdeR tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. I Comuni interessati avranno tempo fino al prossimo 30 settembre per comunicare la propria adesione alla procedura standardizzata.
In base ai dati ufficiali, la misura coprirebbe una vasta gamma di pendenze: oltre a Imu e Tari, rientrerebbero la Tasi, l’imposta di soggiorno, l’occupazione di suolo pubblico (Cosap) e le sanzioni per violazioni del Codice della Strada. L’adesione permetterebbe ai cittadini di estinguere il debito versando solo l’importo residuo delle imposte e le spese di notifica, beneficiando dell’abbattimento totale di sanzioni e interessi di mora.
Il ruolo dell’Anci e l’uniformità della riscossione
La spinta decisiva per l’intervento è arrivata dall’Anci, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani. Alessandro Canelli, delegato alla finanza locale, ha spiegato che l’attuale impossibilità per gli enti di delegare la definizione agevolata all’AdeR “crea una ingiusta disparità tra enti e tra contribuenti anche dello stesso Comune”. La proposta accolta dal MEF punta quindi a “coinvolgere direttamente l’Agenzia e consentire anche ai Comuni di accedere alla rottamazione con un modello uniforme e sostenibile”.
Per il contribuente, il costo della procedura standardizzata comporterebbe un onere fisso aggiuntivo minimo, stimato tra i due e i quattro euro, destinato a coprire le spese amministrative per l’affidamento del carico all’ente riscossore nazionale. Tuttavia, la partecipazione dei Comuni rimarrà una facoltà e non un obbligo, lasciando alle singole amministrazioni la scelta finale sulla gestione dei propri crediti.
Contesto normativo: dalla rottamazione-ter alla quinquies
L’istituto della definizione agevolata ha subito numerose evoluzioni dal 2016 a oggi, diventando uno strumento cardine per lo svuotamento del magazzino dei crediti non riscossi, che in Italia ha superato la soglia dei 1.100 miliardi di euro. Mentre la rottamazione nazionale “quinquies” chiude oggi i termini per l’invio delle istanze, l’apertura ai tributi locali rappresenta un tentativo di recuperare liquidità immediata per le casse comunali, spesso in difficoltà nel gestire contenziosi lunghi e costosi.
Un’unica procedura uguale per tutti i contribuenti. Chi aderisce alla rottamazione nazionale entro i termini odierni potrà saldare il debito in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026, o optare per una rateizzazione fino a 54 rate bimestrali in nove anni, con un interesse annuo del 3% a partire dal 1° agosto 2026. Resta da capire quanti enti locali decideranno effettivamente di aderire entro settembre per includere anche Imu e Tari in questo schema.




