L’Assegno Unico 2026 si rinnova profondamente grazie alla legge n° 50 del 20 aprile 2026, introducendo criteri di accesso più inclusivi e un aggiornamento dei valori economici. La riforma estende la platea dei beneficiari a circa 50mila nuovi nuclei familiari, garantendo il diritto al sussidio anche a chi lavora in Italia pur risiedendo all’estero o ha figli che vivono in un altro Stato membro dell’Unione Europea.
Storicamente, l’Assegno Unico ha rappresentato la principale misura di sostegno alla natalità in Italia, sostituendo nel 2022 una galassia di detrazioni e bonus frammentati. Con questo nuovo intervento, lo Stato punta a risolvere definitivamente il contenzioso con Bruxelles, adeguando la normativa nazionale ai principi di libera circolazione dei lavoratori previsti dai trattati comunitari. L’impatto finanziario previsto per la manovra è di 20 milioni di euro per l’anno in corso, con una proiezione di crescita progressiva fino a raggiungere i 36 milioni di euro entro il 2035.
Nuovi requisiti per l’Assegno Unico e criteri di territorialità
Le modifiche legislative spostano il baricentro del diritto al sussidio dal criterio della residenza anagrafica a quello del contributo fiscale. Da oggi, il luogo in cui si versano tasse e contributi diventa l’elemento discriminante per ottenere il sostegno. Potranno presentare domanda tutti i cittadini dell’Ue con contratto di lavoro subordinato o autonomo nel nostro Paese, includendo esplicitamente i lavoratori frontalieri.
Questa estensione nasce per evitare una condanna della Corte di giustizia europea, a seguito della procedura di infrazione aperta dopo il reclamo della Uil del Friuli-Venezia Giulia. La normativa garantisce ora parità di trattamento a chiunque versi contributi previdenziali all’INPS, indipendentemente dalla dimora dei figli, purché residenti all’interno dell’Unione Europea.
Adeguamento degli importi dell’Assegno Unico al 1,4%
Oltre ai requisiti, il Governo ha ratificato l’aggiornamento delle quote mensili per recuperare il potere d’acquisto perso a causa dell’inflazione. Tutte le soglie Isee e le cifre spettanti sono aumentate dell’1,4%. Questo adeguamento automatico serve a preservare l’efficacia del sussidio nel contrasto alla povertà infantile e nel supporto alle spese educative delle famiglie italiane ed europee che operano sul territorio.
Nello specifico, per i nuclei con un Isee fino a 17.444 euro, l’importo massimo sale a 203,80 euro per figlio. Al contrario, per le famiglie con redditi superiori alla soglia di 46.582 euro, o per chi sceglie di non presentare la dichiarazione sostitutiva unica, è previsto l’importo minimo di 58,30 euro per figlio. Le domande possono essere inoltrate tramite i canali telematici dell’Inps o attraverso i patronati, seguendo le nuove indicazioni operative fornite dall’istituto.



