Nello scenario peggiore, il crollo di un intero settore del vulcano sottomarino Marsili potrebbe generare onde tra 5 e 10 metri sulle coste della Sicilia, con le isole Eolie raggiunte in 10 minuti. È la simulazione più estrema di uno studio pubblicato sul Bulletin of Volcanology. Secondo la ricerca, il pericolo principale non sarebbe l’eruzione ma le frane sui fianchi del vulcano.
Lo studio, firmato da un team di scienziati italiani, è uscito l’8 dicembre 2020 con il titolo «Tsunamis from prospected mass failure on the Marsili submarine volcano flanks and hints for tsunami hazard evaluation». Un’eruzione avverrebbe troppo in profondità e troppo lontano dalle coste per causare danni a chi vive sul litorale.
Il Marsili si trova 120 chilometri a nord della Sicilia e 170 a ovest della Calabria. È uno dei vulcani più estesi d’Europa: circa 70 chilometri di lunghezza e 20 di larghezza media. Supera i 3 chilometri di altezza e la sua cima arriva a circa 500 metri sotto il livello del mare.
Se ne è tornato a parlare dopo le scosse registrate di recente in Sicilia, ma diversi geologi hanno escluso un collegamento con il vulcano.
La ricerca analizza cinque scenari, che si possono ricondurre a tre casi. Il primo riguarda i cedimenti di piccolo volume o in acque profonde ed è stato ricostruito su due episodi del passato. Nel primo episodio una piccola frana si è staccata dal fianco nord, tra 800 e 1.400 metri di profondità. Nel secondo è franato un volume di circa 2,8 chilometri cubi tra 2.400 e 3.200 metri.
In questi casi le onde sono minime: pochi millimetri nel primo, pochi centimetri nel secondo, senza conseguenze per le coste. I cedimenti piccoli non sviluppano abbastanza energia, quelli troppo profondi vengono smorzati dall’acqua.
Il secondo caso riguarda cedimenti medi in acque poco profonde: volumi tra 2,4 e 2,7 chilometri cubi vicino alla cresta, la parte più alta del vulcano. Si formerebbero tsunami con onde tra 1 e 4 metri, capaci di raggiungere le coste di Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.
L’ultimo è lo scenario peggiore: il cedimento di un intero settore del vulcano, pari a 17,6 chilometri cubi. Le onde supererebbero i 20 metri in Basilicata e i 15 in Campania, e arriverebbero tra 5 e 10 metri in Sicilia.
Le prime a essere colpite sarebbero le isole Eolie, dopo 10 minuti. Calabria, Sicilia, Basilicata e Campania verrebbero raggiunte dopo 20 minuti. L’ultima sarebbe la Sardegna, dopo 45 minuti e con onde più contenute per la distanza.



