L’albero dinamite (Hura crepitans), pianta originaria delle regioni tropicali del continente americano, lancia i propri semi a oltre 40 metri di distanza facendo esplodere i suoi frutti. La velocità di lancio arriva a circa 70 metri al secondo.
Il nome viene proprio da questa capacità. I frutti sono capsule legnose che, una volta mature, si seccano e si contraggono fino a spaccarsi con un forte scoppio, simile a un colpo d’arma da fuoco. L’esplosione proietta i semi lontano dalla pianta madre e ne aumenta le probabilità di germinare e di sopravvivere. Alcune descrizioni indicano lanci fino a 45 metri, con velocità che supererebbero i 250 chilometri orari.
La forza di queste capsule ha conseguenze pratiche anche per chi studia la pianta. I ricercatori che ne raccolgono i semi lavorano riparati dietro schermi solidi, per non essere colpiti da quelli che sono, a tutti gli effetti, proiettili vegetali.
I frutti non sono l’unico pericolo. Il tronco è interamente coperto di aculei appuntiti, che proteggono l’albero dagli animali. Tronco e foglie, inoltre, rilasciano un lattice bianco e vischioso, tossico e fortemente irritante.
Gli effetti dipendono dal tipo di contatto. Sulla pelle il lattice provoca gravi dermatiti e reazioni allergiche; se raggiunge gli occhi può causare cheratocongiuntiviti e una cecità temporanea. Anche bruciare il legno o altre parti della pianta è rischioso: il fumo che si sprigiona è velenoso e irrita le vie respiratorie.
Tossici sono infine i semi, gli stessi che la pianta scaglia a decine di metri. Contengono un polipeptide paragonato alla ricina che, se ingerito, provoca vomito violento, diarrea e gravi disturbi gastrointestinali.



