Documenti, testimonianze e fotografie storiche raccontano al santuario del Carmine di Ragusa la presenza dei carmelitani in città, dalle origini di fine Cinquecento al ritorno dei Padri carmelitani scalzi nel 1946. La mostra resterà aperta fino al 24 gennaio.
L’esposizione si intitola «I custodi del giardino» ed è allestita nei locali del convento, con ingresso libero. Si può visitare tutti i giorni tranne il lunedì, dalle 17 alle 21; il sabato e la domenica apre anche al mattino, dalle 10 alle 12,30. Il percorso è diviso in quindici pannelli tematici.
La mostra fa parte delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario del ritorno dei carmelitani scalzi a Ragusa. Il primo capitolo parte dalla fine del Cinquecento, con la nascita del primo convento, e segue le trasformazioni urbanistiche dell’area e le vicende della comunità religiosa nei secoli.
Una sezione è dedicata al terremoto del 1693, che distrusse l’antica chiesa e il convento, e alla ricostruzione che seguì. Altri pannelli ricostruiscono il periodo della soppressione degli ordini religiosi nell’Ottocento, quando il convento fu destinato ad altri usi e la presenza carmelitana si interruppe.
Il ritorno dei Padri carmelitani scalzi, nel settembre del 1946, occupa uno dei capitoli centrali: i pannelli raccontano l’accoglienza della popolazione, l’insediamento e le difficoltà dei primi anni per riavviare la vita del convento.
Ampio spazio va a padre Casimiro del Preziosissimo Sangue, indicato come il protagonista della rinascita carmelitana in città. La mostra ne ripercorre il ruolo nella restituzione degli spazi conventuali, nell’elevazione della chiesa a santuario mariano e nella costruzione dell’attuale edificio sacro, inaugurato negli anni Sessanta.
Un pannello ricorda padre Adalberto Togni e il suo impegno educativo con i giovani: fotografie e testimonianze documentano la nascita del gruppo scout Ragusa 2 e l’attività formativa del religioso.
L’ultima parte documenta la vita della comunità nei decenni successivi: i pellegrinaggi, le attività del Terz’Ordine carmelitano teresiano e le grandi celebrazioni mariane ospitate dal santuario.



