Terremoto in Sicilia: sciame sismico tra Castel di Lucio e Palermo
La terra trema senza sosta nel Messinese. Una forte scossa di terremoto in Sicilia ha colpito l’area di Castel di Lucio alle 19:04 di sabato 21 marzo 2026. I sismografi hanno registrato una magnitudo 4.1 a una profondità di 25,7 chilometri. Appena due minuti dopo, una seconda scossa di magnitudo 3.3 ha scosso nuovamente la stessa zona. Questi eventi rappresentano solo l’ultimo atto di una sequenza sismica interminabile. La popolazione locale vive ore di forte apprensione per il continuo movimento del suolo.
La notte di paura lungo la costa settentrionale
L’incubo per migliaia di siciliani è iniziato nel cuore della notte tra il 20 e il 21 marzo. Alle 2:46 un forte boato ha svegliato gli abitanti della costa settentrionale. La scossa principale ha raggiunto una magnitudo di 4.6 sulla scala Richter. L’ipocentro è stato localizzato a 29 chilometri di profondità sotto la crosta terrestre. Da Palermo a Bagheria, le segnalazioni ai centralini dei Vigili del Fuoco sono state migliaia. Ai piani alti degli edifici il tremore è apparso prolungato e spaventoso.
Oltre quindici scosse in poche ore nel Messinese
Lo sciame sismico ha prodotto oltre quindici eventi localizzati nella medesima fascia settentrionale dell’isola. Questa mattina, alle 8:31, la Sala Sismica dell’INGV di Roma ha rilevato un ulteriore movimento. Si tratta di una scossa di magnitudo 2.8 a nord-ovest di Castel di Lucio. La profondità stimata di 28 chilometri conferma la persistenza del fenomeno sismico in atto. L’area della Sicilia settentrionale rimane sismicamente attiva e sotto stretta osservazione degli esperti.
Monitoraggio e norme di sicurezza della Protezione Civile
La situazione attuale richiede la massima attenzione da parte delle autorità locali. Gli esperti monitorano costantemente le coordinate geografiche dell’epicentro (latitudine 37.8752, longitudine 14.3063). In questi casi, il rispetto delle norme di sicurezza può fare la differenza. Per aggiornamenti in tempo reale, consultate il sito dell’ INGV o del Dipartimento della Protezione Civile.




