Con l’autunno torna a circolare il virus respiratorio sinciziale (VRS), la causa più frequente della bronchiolite nei lattanti: un’infezione delle piccole vie aeree che nella maggior parte dei casi guarisce da sola, ma che resta il primo motivo di ricovero nel primo anno di vita. In Italia la stagione del virus va di solito da ottobre ad aprile, con il picco tra gennaio e febbraio.
In Sicilia i neonati possono essere protetti gratuitamente con un anticorpo monoclonale, il nirsevimab, che si somministra con una sola iniezione. Riconoscere i sintomi, sapere quando chiamare il pediatra e conoscere le regole della prevenzione aiuta le famiglie ad affrontare la stagione 2026-2027 con meno ansia e più strumenti.
Che cos’è la bronchiolite
La bronchiolite è un’infezione virale delle basse vie respiratorie che colpisce i bambini nel primo anno di vita. Secondo l’aggiornamento 2022 delle linee guida italiane, pubblicato su Italian Journal of Pediatrics da un gruppo di società scientifiche pediatriche, è la causa più frequente di ricovero sotto i 12 mesi, e il virus più spesso coinvolto è proprio il VRS.
Il virus passa da persona a persona con le goccioline emesse quando si tossisce, si starnutisce o si parla, ma anche attraverso superfici e oggetti contaminati: nei più piccoli giocattoli e mani portati alla bocca sono una via frequente, come ricorda la circolare del Ministero della Salute sulle misure di prevenzione contro il VRS. Adulti e fratelli maggiori spesso hanno solo un raffreddore, ma possono trasmettere l’infezione al neonato.
I sintomi e il decorso
All’inizio la bronchiolite somiglia a un raffreddore: naso che cola, tosse, a volte febbre. Nei giorni successivi possono comparire respiro veloce e affannoso, sibili, rientramenti della pelle tra le costole o sotto lo sterno a ogni respiro, allargamento delle narici. Le linee guida elencano anche difficoltà ad alimentarsi, sonnolenza insolita e, nei più piccoli, pause nel respiro (apnee).
La fase più impegnativa cade di solito tra il terzo e il quinto giorno. Il miglioramento arriva in 7-14 giorni, mentre la tosse può durare più a lungo: nel 90% dei casi scompare entro due o tre settimane. La diagnosi è clinica: il pediatra visita il bambino e di norma non servono radiografie né esami del sangue.
Quando chiamare il pediatra o andare in ospedale
Alcuni segnali richiedono una valutazione medica rapida. Tra i criteri di gravità indicati dalle linee guida ci sono un calo dell’alimentazione sotto la metà dei pasti abituali o il rifiuto di mangiare, segni di disidratazione come pannolini molto meno bagnati del solito, respiro molto accelerato con rientramenti marcati, apnee, una saturazione di ossigeno che resta sotto il 92%.
Il rischio di forme gravi è più alto nei bambini sotto i tre mesi, nei nati prematuri e in chi ha malattie croniche del cuore o dei polmoni, immunodeficienze, malattie neuromuscolari, fibrosi cistica o sindrome di Down. In questi casi conviene sentire il pediatra già ai primi sintomi. Davanti a una difficoltà respiratoria evidente, ad apnee o a labbra e pelle bluastre si chiama il 118 o si va al pronto soccorso.
Come si cura e che cosa non serve
Non esiste un farmaco che elimini il virus: le cure sostengono il bambino mentre l’infezione fa il suo corso. Le linee guida raccomandano l’aspirazione nasale delicata e superficiale, soprattutto prima dei pasti, e pasti piccoli e frequenti per mantenere l’idratazione. In ospedale si somministra ossigeno quando la saturazione resta sotto il 92% in aria ambiente.
Le stesse linee guida sconsigliano l’uso di routine del salbutamolo e degli altri broncodilatatori, dei cortisonici per aerosol o per bocca, degli antibiotici (salvo sospetta infezione batterica), dell’adrenalina per aerosol e della fisioterapia respiratoria: non migliorano il decorso e possono dare effetti indesiderati. Qualsiasi farmaco va dato solo su indicazione del pediatra.
La prevenzione con il nirsevimab
Il nirsevimab (nome commerciale Beyfortus) è un anticorpo monoclonale: non è un vaccino, ma fornisce al bambino anticorpi già pronti contro il VRS. L’Agenzia europea per i medicinali lo ha autorizzato il 31 ottobre 2022 per proteggere neonati e lattanti nella prima stagione del virus e i bambini fino a 24 mesi che restano vulnerabili nella seconda. Si fa con una sola iniezione nella coscia, da 50 o 100 milligrammi a seconda del peso.
Nello studio HARMONIE, condotto su 8.058 lattanti in Francia, Germania e Regno Unito e pubblicato nel 2023 sul New England Journal of Medicine, il nirsevimab ha ridotto dell’83,2% i ricoveri per infezione delle basse vie respiratorie da VRS rispetto alle sole cure standard. Gli effetti indesiderati più comuni indicati dall’Ema, che riguardano fino a un bambino su cento, sono eruzione cutanea, febbre e reazioni nel punto dell’iniezione.
Chi ne ha diritto in Sicilia nella stagione 2026-2027
L’immunizzazione è gratuita e la campagna è partita il 1° ottobre 2026. In base alle indicazioni regionali per la stagione 2026-2027, così come le ha illustrate l’Asp di Trapani, l’anticorpo spetta ai nati dal 1° ottobre 2026 al 31 marzo 2027, che lo ricevono al punto nascita prima delle dimissioni e con il consenso dei genitori, e ai bambini nati dal 1° aprile al 30 settembre 2026, attraverso il pediatra di libera scelta o il centro vaccinale dell’Asp.
L’offerta comprende anche i nati tra il 1° gennaio e il 31 marzo 2026 che non sono stati immunizzati nella stagione precedente e i bambini fragili fino a 24 mesi, compresi alcuni alla seconda stagione, dopo una valutazione specialistica. In provincia di Ragusa le famiglie possono rivolgersi al proprio pediatra o ai centri vaccinali dell’Asp di Ragusa, gli stessi che in queste settimane gestiscono anche la campagna antinfluenzale.
Nella stagione 2025-2026 la Regione prevedeva anche la vaccinazione contro il VRS in gravidanza, tra la 32ª e la 36ª settimana per i parti attesi tra novembre e marzo: in quel caso al neonato non veniva somministrato l’anticorpo. Chi aspetta un bambino può chiedere al ginecologo o al consultorio quale delle due strade è prevista quest’anno.
Le abitudini che riducono il contagio
Le misure più semplici restano le prime indicate dal Ministero della Salute: lavarsi spesso le mani, soprattutto prima di prendere in braccio il neonato, evitare il contatto ravvicinato con persone raffreddate o con la tosse, non toccarsi occhi, naso e bocca, tossire e starnutire nel gomito o in un fazzoletto da gettare subito. Nei primi mesi di vita aiuta anche limitare le visite e i luoghi affollati nelle settimane del picco.
Il pediatra di famiglia resta il primo riferimento: valuta il bambino, decide se serve una visita in ospedale e, per chi è nato fuori dalla stagione, indica dove e quando fare l’anticorpo.

