A Modica la sindaca Maria Monisteri Caschetto ha ricordato l’alluvione che nella notte del 26 settembre 1902 travolse il centro della città e fece 112 morti. Il messaggio arriva in occasione del 124° anniversario. È dedicato alla memoria delle vittime e alla ricostruzione che seguì.
La dinamica di quella notte resta impressionante anche a distanza di oltre un secolo. Dopo 24 ore di pioggia ininterrotta, alle 4.20 i due torrenti che attraversavano la città, Pozzo dei Pruni e Jannimauro, si riversarono nel centro. Formarono un fronte d’acqua alto più di 11 metri, che correva a 50 chilometri orari.
In meno di mezz’ora crollò il ponte della Catena. L’atrio di Palazzo San Domenico si riempì di tre metri d’acqua. Poi cedette l’alveo coperto di piazza San Domenico e l’acqua arrivò a dieci metri d’altezza, mentre Santa Maria veniva invasa dal fango.
«Ci sono date che segnano la storia di una città e che non vanno dimenticate. Per ciò che rappresentano come memoria e anche come monito», ha dichiarato Monisteri Caschetto. Oltre ai morti, quella notte distrusse intere famiglie e spazzò via case e botteghe. La sindaca l’ha definita «la più grave catastrofe subita dalla nostra Città dopo il terremoto del 1693».
La ripresa arrivò presto, con aiuti da tutta Italia. Milano e Palermo finanziarono un quartiere nuovo al Dente. Il rione fu dedicato alle due città e ne porta ancora il nome.
Secondo la sindaca, la città non si limitò a ricostruire ciò che era andato perduto. «Le Modicane e i Modicani di allora seppero non solo risollevarsi e reagire ma anche inventare e costruire una città nuova e ancora più bella», ha detto.
Il messaggio si chiude con un richiamo al presente: «Di Modica sanno prendersi cura e sanno come scriverne il domani».



