A largo di Punta Secca, nel Ragusano, è stato segnalato per la prima volta un esemplare di pesce scorpione (Pterois miles) nelle acque della provincia di Ragusa. Il ritrovamento risale ai giorni scorsi e riguarda un avvistamento effettuato a circa venti metri di profondità. La segnalazione è stata confermata nell’ambito delle attività di monitoraggio condotte dal team di ricerca del Museo Civico di Storia Naturale di Comiso, impegnato nel progetto di scienza partecipata.
L’animale, noto anche come pesce leone, è una specie tropicale originaria dell’Oceano Indiano e del Mar Rosso. La sua presenza nel Mediterraneo è collegata ai fenomeni di espansione delle specie aliene, già osservati negli ultimi anni lungo le coste siciliane.
Avvistamento e monitoraggio
Il ritrovamento è stato documentato nell’ambito del programma di “Citizen Science”, che coinvolge subacquei e cittadini nella segnalazione di specie non autoctone.
A individuare l’esemplare è stato un sub esperto del territorio, già protagonista di altre segnalazioni di specie marine aliene nella zona iblea. Il campione sarà ora sottoposto ad analisi morfologiche e genetiche per approfondire la dinamica di diffusione nel Mediterraneo centrale.
Specie invasiva e attenzione ambientale
Il pesce scorpione è considerato una specie ad alta capacità invasiva. Predatore efficace, si nutre di piccoli pesci e invertebrati e può alterare gli equilibri della biodiversità locale.
La sua diffusione nel Mediterraneo è legata alla cosiddetta migrazione lessepsiana, fenomeno che ha favorito l’ingresso di specie tropicali attraverso il Canale di Suez. Negli ultimi anni la presenza della specie è stata registrata in diverse aree della Sicilia e del Sud Italia.
Rischi e indicazioni per i cittadini
La specie presenta spine velenose in grado di provocare punture dolorose e sintomi anche sistemici. Le autorità scientifiche raccomandano di non toccare l’animale e di segnalare eventuali avvistamenti ai centri di ricerca competenti. Oltre alle implicazioni ecologiche, il pesce scorpione rappresenta anche un potenziale pericolo sanitario. L’animale è dotato di ben diciotto spine velenose collegate a ghiandole che secernono tossine con effetti neurotossici e coagulanti. Pur essendo un pesce schivo che non attacca l’uomo e punge raramente, la manipolazione accidentale può causare punture estremamente dolorose e sintomi sistemici quali vomito, febbre, alterazioni del ritmo cardiaco e difficoltà respiratorie. Trattandosi di una tossina termolabile, che si inattiva cioè con il calore, i protocolli medici del Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda consigliano, in caso di contatto, di immergere immediatamente la parte colpita in acqua molto calda, a una temperatura compatibile con la pelle, per un periodo compreso tra i trenta e i novanta minuti al fine di lenire il dolore. La successiva valutazione medica resta comunque imprescindibile per gestire eventuali complicazioni. I ricercatori invitano i bagnanti e i subacquei a non toccare mai l’animale e a segnalare tempestivamente ogni avvistamento alle autorità competenti o direttamente al Museo Civico di Storia Naturale di Comiso per supportare l’attività di ricerca.
Il Museo Civico di Comiso invita bagnanti e subacquei alla massima attenzione durante le attività in mare, soprattutto nelle aree costiere della provincia di Ragusa.



