La rottamazione IMU e TARI entra in una nuova fase nel 2026. Dopo le novità introdotte dalla normativa fiscale nazionale, una parte significativa dei Comuni italiani sta valutando l’attivazione di proprie sanatorie locali per consentire ai contribuenti di regolarizzare debiti relativi a tributi comunali e multe stradali.
Il quadro resta però disomogeneo sul territorio nazionale. Le possibilità di adesione dipendono infatti dalle modalità con cui ciascun ente gestisce la riscossione dei propri crediti e dalle decisioni adottate dai Consigli comunali entro le scadenze previste.
Per cittadini, imprese e professionisti il tema assume una rilevanza concreta: la presenza contemporanea di procedure nazionali e locali può incidere sui costi da sostenere, sulle modalità di pagamento e sui debiti effettivamente sanabili.
La possibilità per i Comuni di introdurre forme autonome di definizione agevolata deriva dal percorso di attuazione della delega fiscale prevista dalla legge n. 111 del 2023 e dalle successive disposizioni contenute nella manovra finanziaria.
La scelta non dipende esclusivamente da valutazioni politiche. Quando i crediti sono stati affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, si applicano le regole nazionali stabilite dal legislatore. Se invece il recupero è gestito direttamente dall’ente locale o da concessionari privati autorizzati, il Comune può approvare una propria sanatoria attraverso una delibera consiliare.
Questo significa che due contribuenti con debiti simili potrebbero trovarsi davanti a regole differenti a seconda del territorio di riferimento e della modalità di riscossione adottata dall’amministrazione comunale.
Due percorsi diversi per la regolarizzazione dei debiti
Le definizioni agevolate comunali lasciano ampi margini di autonomia agli enti locali. I Comuni possono stabilire quali tributi includere, quali annualità ammettere alla sanatoria, il livello di riduzione di sanzioni e interessi e il numero di rate disponibili.
Diverso il funzionamento della cosiddetta rottamazione quinquies nazionale, applicata ai carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. In questo caso le condizioni sono definite dalla normativa statale e non possono essere modificate dalle singole amministrazioni.
La coesistenza dei due sistemi rischia di creare situazioni complesse soprattutto per imprese e professionisti che gestiscono posizioni tributarie maturate in anni differenti. Una stessa tipologia di tributo potrebbe infatti essere stata affidata a soggetti diversi nel tempo.
Per questo motivo gli esperti fiscali invitano a verificare separatamente la propria posizione presso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e presso l’ufficio tributi comunale o l’eventuale concessionario incaricato della riscossione.
Un altro elemento decisivo riguarda la natura del debito. Le procedure nazionali tendono a concentrarsi principalmente sugli omessi versamenti, mentre alcune amministrazioni locali potrebbero decidere di includere anche posizioni derivanti da accertamenti tributari, ampliando così il perimetro della sanatoria.
Le amministrazioni comunali hanno tempo fino al 30 giugno 2026 per approvare le eventuali delibere. Successivamente i contribuenti potranno valutare quale percorso risulti più conveniente in base alla propria situazione debitoria e alle condizioni applicate nel Comune di riferimento.
Per informazioni ufficiali sulla riscossione e sulle definizioni agevolate è possibile consultare il sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione e le comunicazioni pubblicate dagli enti locali.




