Le Madonie tornano al centro dell’attenzione istituzionale per la crescita della presenza di suidi e daini ritenuta ormai fuori controllo. L’Associazione Tutela Madonie ha chiesto ai sindaci del comprensorio e all’Ente Parco di attivarsi per la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza regionale e nazionale.
La segnalazione arriva con un impatto diretto sull’economia agricola e zootecnica dell’area, già messa sotto pressione da danni alle colture, criticità ambientali e rischi per la viabilità nelle zone rurali.
Secondo l’associazione, la situazione ha assunto caratteristiche strutturali e non più gestibili con strumenti ordinari.
Impatto su agricoltura e sicurezza rurale
Nel documento inviato agli enti territoriali viene evidenziato come la proliferazione degli ungulati stia incidendo su più fronti.
Colture agricole compromesse, danni agli allevamenti e pressioni sugli ecosistemi naturali rappresentano, secondo gli operatori locali, una delle principali criticità per l’economia delle aree interne.
A questo si aggiunge il tema della sicurezza stradale, con segnalazioni di attraversamenti improvvisi lungo arterie secondarie che collegano i comuni del comprensorio madonita.
Il presidente dell’associazione, Vincenzo Lapunzina, parla di una condizione ormai consolidata.
«La situazione nelle Madonie ha assunto dimensioni emergenziali e non può più essere affrontata con strumenti ordinari» afferma. «Le aziende agricole e zootecniche subiscono danni quotidiani. Serve un intervento straordinario e coordinato».
La richiesta alle istituzioni
La proposta di ordine del giorno chiede un passaggio istituzionale preciso: attivare la procedura per lo stato di emergenza regionale, con successivo coinvolgimento del Governo nazionale.
Nel percorso indicato rientrano Regione Siciliana, Ente Parco delle Madonie, Corpo Forestale, Protezione Civile, ASP e Prefetture.
L’obiettivo è costruire un coordinamento stabile per la gestione del fenomeno e per la quantificazione dei danni economici.
Tra le misure richieste figurano anche ristori per le imprese agricole e zootecniche, interventi di messa in sicurezza delle strade rurali e azioni di contenimento ambientale.
Economia rurale sotto pressione
Il nodo centrale resta l’impatto sul tessuto produttivo locale. Le aziende agricole delle Madonie, già esposte a costi energetici e climatici, segnalano un aumento delle perdite legate ai danni diretti alle coltivazioni.
Il rischio indicato dalle associazioni è una progressiva riduzione della capacità produttiva in alcune aree interne, con effetti su filiere locali e presidio territoriale.
Lapunzina richiama la necessità di una risposta unitaria delle istituzioni.
«Difendere le Madonie significa proteggere lavoro, sicurezza e futuro delle comunità locali» conclude.




