Era poco prima delle 17 di sabato quando una Citroën C3 è piombata sulla folla in via Emilia, nel cuore di Modena. L’auto ha colpito i passanti a velocità sostenuta, percorrendo diversi metri prima di schiantarsi contro la vetrina di un negozio di abbigliamento. In pochi secondi, sette persone erano a terra. Quattro in condizioni gravi.
Alla guida c’era Salim El Koudri, 31 anni, nato a Bergamo da genitori marocchini, laureato in Economia aziendale, disoccupato, residente a Ravarino da anni. Un profilo che non corrispondeva a nessuna segnalazione di pericolosità attiva — almeno non negli archivi aggiornati. Perché El Koudri, come hanno confermato sia il sindaco di Modena Massimo Mezzetti che la prefetta Fabrizia Triolo, era stato seguito dal centro di salute mentale locale nel 2022 per disturbi schizoidi. Poi era semplicemente sparito.
“Era stato attenzionato per stati di alterazione psichica, poi se ne erano perdute le tracce. Purtroppo si è ripresentato in queste forme, in modo drammatico e sciagurato.”
Massimo Mezzetti, sindaco di Modena
Le telecamere della zona a traffico limitato hanno ripreso tutto con chiarezza: l’utilitaria che arriva a velocità elevata, i primi passanti colpiti sul marciapiede di sinistra, poi altri ancora prima dell’impatto finale contro la vetrina. Immagini crude, inequivocabili. Immagini che il procuratore di Modena Luca Masini ha definito prova di “chiare e precise volontà di porre in pericolo l’incolumità pubblica”: l’orario scelto, ha spiegato, era quello di “massima presenza di cittadini e avventori dei negozi”, colpiti “in maniera indiscriminata, indeterminata e deliberata”.
Sceso dall’auto, El Koudri ha tirato fuori un coltello. Luca Signorelli, uno dei cittadini che ha tentato di bloccarlo, ha raccontato di aver ricevuto “due fendenti, uno al cuore e l’altro alla testa”, riuscendo a schivarne uno e riportando una ferita alla testa. “Gli ho bloccato il polso e l’ho neutralizzato”, ha detto. In totale, quattro o cinque persone lo hanno immobilizzato in attesa delle forze dell’ordine.
Le vittime
Il bilancio è pesante. Tra i sette investiti, due donne hanno subito l’amputazione degli arti inferiori. Una di loro, 55 anni, è stata elitrasportata al Maggiore di Bologna ed è ancora in pericolo di vita. Nella stessa struttura è ricoverato un uomo di 55 anni con prognosi riservata. Il sindaco ha sottolineato che due dei feriti più gravi sono turisti stranieri: una donna polacca e un uomo tedesco, a Modena quel sabato per turismo.
Il coraggio dei cittadini
Chi ha bloccato El Koudri non erano solo modenesi. Due degli uomini che si sono lanciati a fermarlo — nonostante il coltello — sono di origine egiziana. “Due sono egiziani, ne sono sopraggiunti altri in aiuto, sempre di origini straniere”, ha detto il sindaco, rispondendo esplicitamente a chi sui social aveva già iniziato a strumentalizzare l’episodio. “Ci sono stati stranieri che, insieme ai modenesi, hanno avuto il coraggio di intervenire con lucidità, sangue freddo e senso della comunità.”
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato il sindaco per esprimere vicinanza e per ringraziare i cittadini che hanno fermato il responsabile. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato di seguire “in costante contatto con le autorità l’evolversi della vicenda”, auspicando che il responsabile risponda “fino in fondo delle sue azioni”.
La domanda che emerge, oltre al dolore per le vittime, riguarda un sistema. El Koudri era stato segnalato nel 2022 con disturbi schizoidi. Poi nessuno lo ha più seguito. Non è un caso isolato: i servizi di salute mentale italiani operano con risorse spesso insufficienti, e il monitoraggio dei pazienti che interrompono i percorsi terapeutici rimane una delle lacune più critiche. La magistratura indaga ancora sul movente — e il fascicolo passa per il gruppo antiterrorismo della Dda di Bologna, anche se non è stato dichiarato il movente ideologico. Al momento, i reati contestati sono strage e lesioni aggravate dall’uso di arma.




