Chi sarà in servizio il 1° maggio 2026 potrebbe ricevere in busta paga aumenti compresi tra il 20% e il 50% della retribuzione giornaliera, a seconda del contratto collettivo applicato.
Le maggiorazioni per il lavoro festivo previste dai CCNL incidono soprattutto nei settori che restano operativi durante la Festa dei Lavoratori, come commercio, turismo, ristorazione, sanità e logistica. La Festa dei Lavoratori, che quest’anno cade di venerdì, resta infatti una festività retribuita anche per chi non presta servizio, mentre chi lavora ha diritto a un compenso aggiuntivo che varia in base al CCNL applicato.
Nel commercio la maggiorazione può aggirarsi intorno al 30%, mentre in alcuni comparti industriali o nei servizi continuativi si può arrivare al 50% o oltre in presenza di turni festivi particolarmente gravosi. Le regole dipendono dalla contrattazione collettiva e dalle modalità di organizzazione del lavoro previste dall’azienda.
Come funziona il lavoro festivo il 1° maggio
La disciplina delle festività civili in Italia prevede che il 1° maggio sia retribuito anche in assenza di attività lavorativa. Per i dipendenti con stipendio mensile fisso, la giornata è già inclusa nella normale retribuzione mensile. Per chi invece è pagato a ore, il datore di lavoro deve riconoscere il compenso corrispondente alle ore che sarebbero state lavorate.
Diversa la situazione di chi presta servizio durante la festività. In quel caso si aggiunge una maggiorazione economica prevista dal contratto collettivo applicato. I settori maggiormente coinvolti sono commercio, turismo, ristorazione, sanità, logistica e servizi essenziali, dove l’attività non si interrompe durante i giorni festivi.
In molti contratti il lavoro festivo comporta anche il riconoscimento di un riposo compensativo, soprattutto quando il turno si prolunga nelle ore serali o notturne.
Quanto vale il lavoro festivo in busta paga
La legge non stabilisce una percentuale unica valida per tutti. L’importo dipende dal CCNL e dall’organizzazione del turno.
Tra gli esempi più frequenti:
- commercio: maggiorazioni spesso comprese tra il 30% e il 35%;
- turismo e pubblici esercizi: percentuali intorno al 20%;
- metalmeccanici e servizi industriali: maggiorazioni che possono superare il 50% in casi specifici;
- lavoro festivo con turno notturno: compensi ulteriormente incrementati.
Le percentuali vengono calcolate sulla retribuzione oraria ordinaria.
Simulazioni reali: quanto aumenta lo stipendio
Un dipendente del commercio con paga oraria lorda di 11 euro e maggiorazione del 30% che lavora 8 ore il 1° maggio riceverebbe:
- 88 euro di retribuzione ordinaria;
- 26,40 euro di maggiorazione festiva;
- totale lordo giornaliero: 114,40 euro.
Se il contratto prevede anche un riposo compensativo, il lavoratore potrà recuperare la giornata in un secondo momento senza perdere il beneficio economico.
Differenze tra i principali CCNL
Nel commercio la maggiorazione festiva è generalmente più alta rispetto al turismo, dove spesso prevalgono turnazioni continuative già programmate. Nei contratti metalmeccanici o industriali il compenso può crescere ulteriormente quando il lavoro festivo coincide con straordinari o turni notturni.
Un lavoratore della grande distribuzione con paga lorda giornaliera di 90 euro e maggiorazione del 30% arriverebbe a percepire circa 117 euro lordi per il turno festivo. Nel turismo, con una maggiorazione del 20%, la stessa giornata produrrebbe invece circa 108 euro.
La differenza dipende anche dalla struttura della busta paga: alcuni CCNL distinguono tra festività lavorata e straordinario festivo, applicando percentuali diverse.
Ecco la voce che incide davvero sulla busta paga: la percentuale prevista dal contratto collettivo applicato dall’azienda.
Quando il dipendente può rifiutare il lavoro festivo
La prestazione durante una festività non è automaticamente obbligatoria per tutti i dipendenti. La giurisprudenza e molti CCNL prevedono che il lavoro festivo richieda specifiche condizioni organizzative o accordi aziendali.
Nei comparti dove il servizio deve essere garantito — come ospedali, trasporti, ristorazione o grande distribuzione — il lavoro festivo è spesso già disciplinato dai turni previsti dal contratto individuale e collettivo.
Per part time, apprendisti e lavoratori a chiamata valgono generalmente le stesse regole sulle maggiorazioni festive previste dal CCNL di riferimento, salvo clausole specifiche contenute nel contratto individuale.
In altri casi il lavoratore può rifiutare la prestazione se non esiste un obbligo contrattuale specifico o un accordo preventivo.
Cosa succede a chi non lavora
Chi resta a casa il 1° maggio continua a percepire la normale retribuzione. Per gli impiegati mensilizzati non cambia nulla rispetto agli altri mesi: la festività è già compresa nello stipendio.
Per i lavoratori pagati a ore il meccanismo è diverso ma il risultato economico resta simile. La giornata festiva viene infatti retribuita sulla base dell’orario che sarebbe stato svolto.
Nel 2026 il calendario rende il 1° maggio una festività “piena”, perché cade di venerdì e non coincide con il riposo domenicale. Questo evita il meccanismo delle festività non godute che si applica quando una ricorrenza cade di domenica.
Come cambia la busta paga tra lavoratori mensilizzati e orari
Le modalità di calcolo cambiano in base al sistema retributivo.
Per un lavoratore mensilizzato:
- la festività è inclusa nella retribuzione mensile;
- il lavoro svolto genera una voce aggiuntiva in busta paga;
- possono essere previsti straordinari o recuperi.
Per chi è pagato a ore:
- la festività non lavorata viene comunque retribuita;
- le ore effettivamente lavorate il 1° maggio producono sia la paga ordinaria sia la maggiorazione;
- il totale varia in funzione delle ore svolte.
Un addetto alla ristorazione con contratto part time da 6 ore e maggiorazione del 20%, ad esempio, riceverebbe sia la normale quota festiva sia il compenso maggiorato per il turno effettuato.
Come viene indicato il lavoro festivo in busta paga
Nella maggior parte dei cedolini il lavoro festivo compare con una voce separata dedicata alla maggiorazione per festività lavorata. I CCNL disciplinano non solo le percentuali di maggiorazione, ma anche:
- eventuali riposi compensativi;
- cumulo con straordinari;
- turni notturni;
- lavoro domenicale coincidente con la festività;
- modalità di calcolo per part time e turnisti.
Per questo motivo due lavoratori impiegati in settori differenti possono ricevere importi molto diversi pur lavorando lo stesso giorno festivo.
Secondo il Ministero del Lavoro e la disciplina dei principali contratti collettivi, il 1° maggio rientra tra le festività nazionali che danno diritto alla retribuzione piena e, in caso di attività lavorativa, alla maggiorazione prevista dal contratto applicato.



