Il Governo Meloni si appresta a varare il nuovo Decreto Primo Maggio, un pacchetto di misure urgenti destinate a riformare il mercato del lavoro e sostenere i redditi delle famiglie. Al centro del provvedimento figurano la stabilizzazione dei bonus per l’occupazione giovanile e femminile, oltre a un intervento mirato sul concetto di “salario giusto” per contrastare il fenomeno del lavoro povero. Secondo il Ministero del Lavoro, «il provvedimento legislativo darà un’ulteriore risposta alle aspettative e alle esigenze dei lavoratori e delle imprese e conterrà norme efficaci per garantire un ‘ salario giusto’ ai lavoratori».
L’Italia si trova storicamente a gestire un tasso di occupazione femminile tra i più bassi dell’area UE, fermo a circa il 52% contro una media europea che supera il 65%. I dati Istat degli ultimi trimestri mostrano timidi segnali di ripresa, ma il divario generazionale e di genere resta la principale sfida strutturale per il sistema Paese. Il ricorso a decreti d’urgenza in occasione della Festa dei Lavoratori riflette la necessità di rispondere a una crisi internazionale che espone il settore a uno «”stress” che il governo deve e vuole prevenire e affrontare con determinazione».
Bonus assunzioni under 35 e agevolazioni per le donne
Uno dei pilastri del Decreto Primo Maggio riguarda la trasformazione dei bonus assunzioni per i giovani sotto i 35 anni in misure strutturali. Attualmente, l’agevolazione consiste in uno sgravio contributivo del 100% per le aziende che generano un incremento occupazionale netto, scendendo al 70% negli altri casi. L’importo massimo del beneficio è fissato a 500 euro mensili, ma sale a 650 euro nelle regioni del Mezzogiorno, tra cui Sicilia, Puglia e Calabria, e in aree del Centro come Marche e Umbria.
Parallelamente, l’esecutivo punta a stabilizzare le agevolazioni per il lavoro femminile. Sebbene il decreto Milleproroghe avesse già esteso questi incentivi fino al 31 dicembre 2026, la volontà politica è quella di rendere permanenti gli sgravi per favorire l’allineamento dell’Italia ai parametri europei. Il provvedimento mira a ridurre stabilmente il costo del lavoro per le imprese che offrono contratti a tempo indeterminato a lavoratrici e giovani che non hanno mai avuto rapporti d’impiego stabili in precedenza.
Salario giusto e tutele per rider e famiglie
Il testo in fase di definizione affronta anche il tema critico della gig economy, con possibili norme dedicate ai rider. Questo settore, spesso caratterizzato da paghe comprese tra 2 e 4 euro a consegna, è finito al centro di indagini giudiziarie per sfruttamento. Il Governo intende inserire tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali e rafforzare il contrasto al caporalato, estendendo a tutte le categorie i minimi dei contratti nazionali più applicati per garantire quella dignità retributiva definita come salario giusto.
Infine, il decreto dovrebbe confermare il taglio del cuneo fiscale, garantendo una busta paga più pesante per i lavoratori con redditi medio-bassi. Restano in discussione anche misure sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla rappresentanza sindacale, sebbene su quest’ultimo punto il Ministero potrebbe limitarsi a enunciare punti di principio in attesa di un accordo tra le parti sociali. L’obiettivo dichiarato è una «visione strutturale che punta a rendere il lavoro sempre più dignitoso e remunerativo», proteggendo il potere d’acquisto contro il carovita.




