Il pagamento dell’assegno unico relativo alla mensilità di aprile 2026, previsto a partire da lunedì 20, sta sollevando forti preoccupazioni tra i beneficiari. Molte famiglie, consultando i fascicoli previdenziali, hanno riscontrato importi calcolati sulla soglia minima di 58,30 euro per figlio, una cifra che solitamente spetta solo a chi non presenta l’ISEE o supera la soglia di 46.582,71 euro. La criticità appare paradossale poiché colpisce anche nuclei familiari che hanno aggiornato correttamente la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) entro i termini dello scorso febbraio.
L’Assegno Unico e Universale rappresenta oggi il principale strumento di sostegno alla natalità in Italia, con una platea che coinvolge circa 6 milioni di nuclei familiari e oltre 9 milioni di figli. Dalla sua introduzione nel 2022, la misura ha assorbito le precedenti detrazioni e assegni al nucleo familiare, centralizzando il welfare familiare in un’unica erogazione legata alla capacità contributiva. Tuttavia, l’interconnessione tra le banche dati dell’INPS e l’Agenzia delle Entrate per il calcolo dell’ISEE ha mostrato in passato colli di bottiglia tecnici, specialmente nei periodi di rinnovo annuale, causando ritardi nei ricalcoli che impattano direttamente sulla liquidità immediata delle famiglie.
Possibili anomalie nel calcolo dell’indicatore ISEE
L’anomalia segnalata in queste ore sembrerebbe derivare da un mancato “aggancio” tra il nuovo indicatore ISEE 2026 e la domanda di prestazione attiva. Nonostante l’invio della documentazione nei tempi previsti dalla normativa, i sistemi informatici potrebbero aver processato i pagamenti di aprile come se l’ISEE fosse assente. Questa situazione risulta particolarmente anomala per quegli utenti che, già nel mese di marzo, avevano invece ricevuto l’importo corretto e ora si ritrovano con la quota ridotta ai minimi termini.
L’Istituto non ha ancora rilasciato dichiarazioni formali, ma la procedura standard prevede che, in caso di errori sistemici, le somme non erogate vengano versate successivamente sotto forma di conguaglio. Chi ha presentato l’ISEE dopo il 28 febbraio potrebbe dover attendere i tempi tecnici di aggiornamento, ma per chi ha rispettato le scadenze originarie si ipotizza un disallineamento nei database centrali che dovrebbe risolversi nelle prossime settimane.
Scadenze e arretrati: cosa fare entro il 30 giugno
Per le famiglie che si trovano con un assegno unico ridotto, la data fondamentale da monitorare resta quella del 30 giugno. Chi non ha ancora provveduto all’aggiornamento della DSU ha tempo fino a questa scadenza per inviare il nuovo ISEE e vedersi riconoscere gli arretrati spettanti a partire dal mese di marzo. Oltre tale termine, il diritto alla retroattività decade e l’importo resterà calcolato sulla quota minima fino alla presentazione della nuova dichiarazione, senza possibilità di recupero.
Nel 2026, a seguito delle rivalutazioni annuali, l’importo massimo erogabile è salito a 203,80 euro per i nuclei con ISEE fino a 17.468,51 euro. Considerata l’importanza di queste cifre per i bilanci domestici, l’INPS garantisce che eventuali somme spettanti ma non erogate ad aprile verranno liquidate comunque entro la fine del semestre. È consigliabile monitorare costantemente il “Fascicolo Previdenziale del Cittadino” sul portale ufficiale per verificare l’effettivo recepimento dell’indicatore aggiornato.



