La dieta chetogenica non è una semplice variante delle diete proteiche, ma un vero e proprio “switch” metabolico che sposta l’organismo verso una modalità di sopravvivenza programmata.Normalmente, il nostro corpo utilizza il glucosio (zuccheri) come carburante primario. Quando riduciamo l’apporto di carboidrati sotto una soglia critica — generalmente tra i 20 e i 50 grammi al giorno — le riserve di glicogeno si esauriscono.
Il meccanismo: lo “switch” energetico
A questo punto, l’organismo è costretto a mobilizzare i grassi. Tuttavia, il nostro cervello non può bruciare direttamente gli acidi grassi; per questo motivo, il fegato produce i corpi chetonici. È proprio questo processo, chiamato chetosi, a fornire l’energia alternativa necessaria alle funzioni cognitive.
2. Le origini cliniche e la sicurezza
È interessante ricordare che la dieta chetogenica non nasce per il dimagrimento estetico, ma come terapia medica per il trattamento dell’epilessia farmacoresistente, specialmente nei bambini. Questo ne sottolinea l’impatto profondo sul sistema nervoso.
Bisogna però distinguere tra due condizioni:
- Chetosi nutrizionale: Uno stato fisiologico controllato dove i chetoni vengono smaltiti dai reni.
- Chetoacidosi diabetica: Una complicanza grave del Diabete Tipo 1, caratterizzata da un accumulo tossico di chetoni e acidità del sangue (riconoscibile dal tipico alito acetonemico).
3. La sfida della “Compliance”: il rigore è tutto
La chetogenica è definita una dieta “on/off”. Non ammette zone grigie: un piccolo sgarro in termini di zuccheri (anche solo un frutto di troppo o un pezzo di pane) innalza l’insulina e interrompe immediatamente la chetosi. Il corpo torna istantaneamente a bruciare zuccheri, bloccando lo smaltimento dei grassi.
4. Effetti collaterali e “Keto-Flu”
Il passaggio alla chetosi non è indolore. Molti pazienti sperimentano la cosiddetta “Keto-flu” nei primi 2-4 giorni:
- Nausea e stanchezza cronica.
- Stitichezza (dovuta alla carenza di fibre da cereali e frutta).
- Alito pesante e difficoltà respiratorie lievi.
Una volta superata questa fase, si avverte spesso un picco di energia e lucidità mentale, ma è un equilibrio delicato che va gestito per tempi brevi (poche settimane).
Il verdetto del Nutrizionista
Sebbene l’efficacia sulla perdita di peso rapida sia innegabile, la letteratura scientifica non conferma che i risultati siano superiori a una dieta mediterranea bilanciata nel lungo periodo (oltre i 12 mesi). La vera sfida non è perdere peso velocemente, ma la rieducazione alimentare: senza un piano di mantenimento, il rischio di recuperare i chili persi è estremamente elevato.




