Ragusa – “Il nuovo Consiglio di Amministrazione del Consorzio Universitario di Ragusa è tutto al maschile, su tre nominati non è stata prevista nemmeno una donna. Eppure sono tutte nomine fatte da rappresentati delle istituzioni che dovrebbero ben conoscere la vigente normativa in materia di designazioni negli organi di amministrazione degli enti sottoposti a vigilanza e controllo regionale. A maggior ragione il sindaco di Ragusa, che ha effettuato per ultimo la nomina del terzo membro maschio, si sarebbe dovuto sentire obbligato al rispetto delle regole che sanciscono la garanzia della pari opportunità e l’equilibrio tra i generi. Difatti, nessun genere può essere rappresentato oltre i due terzi. Tradotto: nel CdA del nostro Consorzio Universitario, che è composto da tre persone, almeno una dovrebbe essere donna”. Lo dice la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Stefania Campo, insieme alla rappresentante cittadina Najla Hassen, presentando una apposita interrogazione all’Ars.
Il Consorzio Universitario prevede un CdA composto da tre componenti, uno nominato dalla Regione, uno dal Rettore dell’Università di Catania, uno dall’Assemblea dei soci, e proprio perché le designazioni provengono da enti diversi, una circolare della Presidenza della Regione sottolinea la necessità del raccordo tra gli enti interessati per garantire, nel risultato finale, il rispetto della parità di genere.
“Ma l’aspetto normativo a nostro avviso pesa meno del dato politico e istituzionale – proseguono Campo e Hassen -: il Consorzio Universitario non è un ente qualsiasi. È un presidio di sviluppo culturale e sociale, un istituto accademico di alta formazione per le nuove generazioni, pertanto dal punto di vista politico arriva un segnale fortemente diseducativo oltre che di mancata attenzione verso l’equa rappresentanza di genere. E qui emerge una responsabilità specifica: una volta che due nomine erano già state espresse (Regione e Rettore dell’Università di Catania), l’Assemblea dei soci – ovvero, ALUI e il Comune di Ragusa, guidato da Peppe Cassì – avevano la possibilità concreta di evitare tale composizione discriminatoria nei confronti delle donne e di rispettare lo spirito e la lettera della normativa. Invece con la scelta di Filippo Spadola, sulla cui figura e competenze nulla abbiamo da obiettare, ha fatto una scelta unilaterale che oggi espone l’Amministrazione comunale di Ragusa a una contestazione normativa e a una evidente figuraccia istituzionale.
Per queste ragioni abbiamo appena presentato una interrogazione all’Assemblea Regionale Siciliana, per sapere quali controlli siano stati effettuati, chi abbia curato il raccordo tra enti designanti e quali iniziative si intendano assumere per ripristinare la regolarità delle nomine in un ente che dovrebbe essere faro ed esempio di un cambio di rotta rispetto a retaggi culturali che vedono le donne ancor oggi discriminate”.




