Nelle classi e negli asili i pidocchi passano facilmente da una testa all’altra, e un avviso della scuola basta a mettere in allarme intere famiglie. La pediculosi del capo non è una malattia grave, ma va trattata nel modo giusto: secondo l’Istituto superiore di sanità i più colpiti sono i bambini tra i 3 e gli 11 anni e le loro famiglie.
Il pidocchio del capo è un parassita che vive solo sull’uomo. È lungo da uno a tre millimetri e ha un colore bianco-grigio. Le sue uova, le lendini, sono chiare, lunghe circa un millimetro, restano attaccate al capello vicino alla cute e, scrive l’Iss, maturano e si schiudono in 7 giorni. Nel giro di un mese sulla stessa testa ne possono essere deposte da 80 a 300.
Come si trasmettono
Il contagio avviene soprattutto per contatto diretto tra le teste. Anche lo scambio di cappelli, sciarpe, pettini e cuscini può contribuire, ma per l’Iss la trasmissione indiretta ha un peso epidemiologico minore. Fuori dall’ospite, infatti, la sopravvivenza è breve: «I pidocchi, al di fuori del corpo umano, non possono vivere a lungo».
Secondo l’Iss le bambine sono colpite più dei maschi, probabilmente per i capelli più lunghi. L’Ats Insubria, nell’opuscolo dedicato alla prevenzione nelle comunità, invita però a non attribuire l’infestazione alla sporcizia o alla lunghezza dei capelli: può colpire tutti i gruppi sociali.
Come si riconoscono
Il segnale tipico è un prurito intenso al cuoio capelluto. A furia di grattarsi la pelle si irrita e, nei casi più fastidiosi, possono comparire dermatiti e infezioni come l’impetigine, legate agli stafilococchi.
Per la diagnosi di solito basta un’ispezione attenta della testa. Le lendini si cercano soprattutto sulla nuca e dietro le orecchie. Poiché i capelli crescono di circa un centimetro al mese, la distanza delle uova dalla cute dà un’idea approssimativa di quanto tempo è passato dall’inizio dell’infestazione.
L’Ats Insubria consiglia di controllare i capelli a ogni lavaggio, aiutandosi con un pettine a denti fitti. Quando un bambino ha i pidocchi, vanno controllati anche tutti i familiari.
Il trattamento
La terapia si basa su prodotti insetticidi da applicare sui capelli, in polvere, lozione, schiuma, gel o spray. L’Iss cita l’estratto di piretro e i piretroidi di sintesi. L’Ats Insubria indica la permetrina all’1% tra i principi attivi più efficaci e consiglia di preferire creme, gel, schiume o lozioni agli shampoo.
Il prodotto si sceglie con il medico o il farmacista e si usa seguendo il foglietto illustrativo: dose e modalità d’uso, ricorda l’Iss, le stabilisce il medico. La permetrina, secondo l’opuscolo dell’Ats, non è consigliata sotto i 6 mesi di età. Per i neonati, in gravidanza e durante l’allattamento la scelta va fatta con il pediatra o il medico curante, e i flaconi vanno tenuti fuori dalla portata dei bambini.
Il passaggio che si dimentica più spesso è il secondo. Il trattamento va ripetuto dopo 7-10 giorni, per eliminare i pidocchi nati nel frattempo dalle uova sopravvissute alla prima applicazione. Dopo ogni trattamento le lendini vanno tolte con il pettine a denti fitti, ciocca per ciocca.
I prodotti antipidocchi si usano solo quando l’infestazione c’è. L’unica eccezione indicata dall’Ats riguarda chi dorme nello stesso letto della persona infestata. Per l’Iss, al di fuori degli insetticidi nessun prodotto repellente è in grado di prevenire l’infestazione: usare in anticipo prodotti «preventivi» non serve.
Casa, vestiti e oggetti
Disinfestare la casa non serve. «Ogni disinfestazione di tipo ambientale è da considerarsi inutile», scrive l’Iss. Bastano alcune attenzioni mirate sugli oggetti che toccano la testa.
L’Ats Insubria consiglia di immergere pettini e spazzole in acqua ad almeno 54 gradi per 5 minuti, oppure di trattarli con il prodotto antipidocchi. Lenzuola, federe e indumenti si lavano in acqua oltre i 54 gradi; quello che non si può lavare va lavato a secco o chiuso in un sacchetto di plastica per 10 giorni. Divani, tappeti e sedili dell’auto si puliscono con l’aspirapolvere.
Per evitare nuovi contagi conta anche non scambiare pettini, cappelli, sciarpe, nastri e fermagli, ed evitare di ammucchiare i vestiti. Nelle scuole e nelle palestre l’Ats suggerisce un armadietto personale per ogni bambino.
Quando si torna a scuola
La norma di riferimento è la circolare n. 4 del 13 marzo 1998 dell’allora ministero della Sanità, sulle misure di profilassi nelle collettività. Per la pediculosi del capo prevede la «restrizione della frequenza scolastica fino all’avvio di idoneo trattamento, certificato dal medico curante». In pratica il bambino può rientrare in classe dopo il primo trattamento.
Alcuni istituti, nelle circolari alle famiglie, accettano in alternativa al certificato un’autocertificazione dei genitori sull’avvenuto trattamento: le regole cambiano da scuola a scuola ed è utile chiederle in segreteria.
Su un punto l’Ats Insubria è netta: i bambini non vanno isolati né mandati a casa per la presenza di pidocchi. Per scegliere il prodotto e per le infestazioni che non si risolvono, il riferimento resta il pediatra di libera scelta o il medico di famiglia.



