In provincia di Ragusa il lavoro aumenta, ma non sempre garantisce un reddito sufficiente. È il quadro delineato dall’Osservatorio della CGIL Ragusa sul part-time nel 2025, che fotografa un mercato del lavoro caratterizzato da un ampio ricorso ai contratti a orario ridotto e da una crescente diffusione di rapporti con un numero di ore molto contenuto.
L’analisi prende in esame tutti i comparti economici ad eccezione dell’agricoltura, che da sola rappresenta oltre la metà delle assunzioni provinciali. Nei restanti settori, nel corso del 2025 sono state registrate 51.203 assunzioni. Di queste, 20.135 sono avvenute con contratto part-time, pari al 39,32% del totale: in pratica quasi quattro nuovi rapporti di lavoro su dieci prevedono un orario ridotto.
Il ricorso al part-time si concentra soprattutto nei Servizi alle imprese, comparto che raccoglie oltre la metà delle assunzioni a tempo parziale con 10.192 contratti, pari al 50,62% del totale. Seguono Alberghi e Ristorazione (21,62%), Commercio (14,78%), Industria (9,72%) e Trasporti e Comunicazione (3,3%).
Lo studio richiama però l’attenzione soprattutto sulla quantità di ore effettivamente lavorate. Nella maggior parte dei settori oltre il 60% dei contratti part-time non supera le 20 ore settimanali. Ancora più marcata è la presenza dei cosiddetti “part-time ridotti”, compresi tra una e dieci ore settimanali, una formula particolarmente diffusa nei Servizi alle imprese, dove interessa quasi un’assunzione su quattro.
Il dato che suscita maggiore preoccupazione riguarda però i mini part-time, cioè i rapporti di lavoro pari o inferiori a un’ora al giorno. Nel 2025 ne sono stati registrati 1.881, pari al 9,34% di tutti i contratti part-time della provincia. Secondo l’Osservatorio, questa tipologia contrattuale può tradursi in retribuzioni nette inferiori ai 600 euro mensili, una cifra che in molti casi non consente nemmeno di sostenere i costi degli spostamenti in un territorio dove il trasporto pubblico resta limitato.
La ricerca dedica spazio anche alla qualità dei contratti applicati. La maggioranza delle assunzioni avviene con Contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, ma permane una quota di contratti definiti “pirata”, stimata intorno al 7%. A questa si aggiunge un ulteriore 5% di rapporti di lavoro per i quali il contratto applicato non risulta specificato. La situazione appare particolarmente delicata nel commercio, dove oltre un contratto part-time su dieci rientra nella categoria dei contratti pirata.
Secondo la CGIL gli effetti di questa situazione ricadono soprattutto su donne e giovani, categorie che più frequentemente si trovano ad affrontare part-time involontari e rapporti di lavoro meno tutelati, con conseguenze sul reddito disponibile, sulle tutele contrattuali e sulla futura posizione previdenziale.
Per contrastare il fenomeno del lavoro povero, il sindacato propone l’introduzione di una soglia minima di retribuzione e di un monte ore minimo settimanale per tutti i lavoratori part-time, indipendentemente dal settore di appartenenza. Tra le richieste figura anche un minimale contributivo che consenta di maturare una pensione adeguata.
“I numeri dimostrano che il problema non è soltanto creare occupazione, ma creare occupazione di qualità”, afferma il segretario provinciale della CGIL Ragusa, Giuseppe Roccuzzo. Secondo il sindacalista, dietro molti contratti part-time si nasconde un processo di precarizzazione che produce lavoratori con un impiego ma privi di un reddito sufficiente per vivere dignitosamente, rendendo necessarie risposte legislative e contrattuali in grado di rafforzare le tutele e contrastare il lavoro povero.



