Il bonus sicurezza 2026 si conferma uno degli strumenti principali per la protezione delle abitazioni private, permettendo di detrarre fino al 50% delle spese sostenute. Sebbene non esista come misura autonoma, essa fa parte del più ampio perimetro del bonus ristrutturazioni edilizie. La normativa attuale prevede la possibilità di recuperare la metà dell’investimento per lavori finalizzati alla prevenzione di atti illeciti, come furti, aggressioni o sequestri di persona.
Secondo i dati tecnici forniti dagli esperti del settore, la detrazione riguarda esclusivamente gli interventi strutturali sugli immobili e non i servizi esterni, come i contratti con istituti di vigilanza privata. I contribuenti possono beneficiare del bonus per l’installazione di porte blindate, serrature di sicurezza, vetri antisfondamento e sistemi di allarme. L’agevolazione è accessibile non solo ai proprietari, ma anche a inquilini, usufruttuari e comodatari che sostengono direttamente i costi.
Gli interventi ammissibili e le modalità di pagamento
L’elenco dei lavori che rientrano nel bonus sicurezza 2026 è ampio e comprende barriere fisiche come cancellate, grate sulle finestre e recinzioni murarie. Sono agevolabili anche i sistemi elettronici, tra cui rilevatori di apertura, centraline antifurto e casseforti a muro installate stabilmente. Un aspetto fondamentale è che non è necessario avviare una ristrutturazione totale dell’immobile per accedere al beneficio: è sufficiente realizzare anche un singolo intervento di protezione.
Per ottenere la detrazione, è obbligatorio effettuare i pagamenti tramite il cosiddetto “bonifico parlante”. Questo documento deve riportare la causale normativa (Art. 16-bis del DPR 917/1986), il codice fiscale del beneficiario e la partita IVA della ditta che esegue i lavori. L’errore sul bonifico può costare il bonus. Se i dati sono incompleti, la banca non può applicare la ritenuta dell’11% e l’agevolazione rischia di essere negata, a meno di una dichiarazione sostitutiva dell’impresa che attesti la corretta contabilizzazione delle somme.
Limiti di spesa e cambiamenti previsti dal 2027
Attualmente, la detrazione fiscale è pari al 50% per l’abitazione principale e al 36% per le seconde case, con un limite massimo di spesa fissato a 96.000 euro per unità immobiliare. Il rimborso non avviene in un’unica soluzione, ma viene suddiviso in dieci quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Redditi PF). Storicamente, queste misure hanno sostenuto il mercato dei sistemi di sicurezza passiva in Italia, con un incremento costante delle installazioni nei centri urbani.
Le percentuali caleranno drasticamente tra dodici mesi. A partire dal 2027, infatti, è previsto un ridimensionamento delle aliquote: il bonus scenderà al 36% per la prima casa e al 30% per gli immobili diversi dall’abitazione principale. Questo rende l’anno in corso particolarmente strategico per chi intende investire nella protezione domestica usufruendo delle condizioni più vantaggiose.




