L’uso dell’aspirina a basso dosaggio per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari è più che dimezzato negli Stati Uniti tra il 2018 e il 2025. Lo certifica un’analisi di Epic Research pubblicata il 16 aprile 2026, basata su 279 milioni di visite in cure primarie. Sullo sfondo, una contraddizione che ha riacceso il dibattito a inizio anno: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di assumere ogni giorno 325 mg di aspirina — esattamente il contrario di quanto raccomandano le linee guida internazionali.
I dati: dal 7,4% al 3,2% in sette anni
Secondo l’analisi di Epic Research — condotta da ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center e dell’Università di Pittsburgh — nel picco del 2018 circa il 7,4% dei pazienti adulti riferiva di assumere aspirina a basso dosaggio per prevenire un primo evento cardiovascolare. Entro la fine del 2025 quella percentuale è scesa al 3,2%, con un calo complessivo del 57%.
Il dataset copre oltre un decennio di visite in cure primarie su adulti dai 40 anni in su, ed esclude i pazienti che assumevano aspirina per altra indicazione clinica — coronaropatia già diagnosticata, pregresso ictus o arteriopatia periferica. Un dato parzialmente in controtendenza emerge però a metà percorso: nel 2021, nonostante le prime raccomandazioni contrarie già attive dal 2019, il 29,7% degli adulti over 60 continuava ad assumere aspirina preventiva, segnalando un’inerzia di abitudini più lenta rispetto all’aggiornamento scientifico.
Il caso Trump: 325 mg al giorno, contro le linee guida
In un’intervista al Wall Street Journal pubblicata a gennaio 2026, Donald Trump — 79 anni — ha dichiarato di assumere ogni giorno 325 mg di aspirina, motivandolo con il timore di avere “sangue denso”. La dose è quattro volte superiore agli 81 mg considerati il massimo utile per la prevenzione cardiaca.
Secondo i cardiologi interpellati da NPR, non esistono evidenze che la dose più alta offra benefici aggiuntivi rispetto agli 81 mg, mentre aumenta in modo significativo il rischio di emorragie gastrointestinali. Il caso ha riacceso l’attenzione pubblica sul tema proprio nei mesi in cui lo studio Epic Research raccoglieva i dati finali.
La vicenda illustra una tensione ancora presente: mentre la comunità scientifica si muove verso un uso sempre più selettivo dell’aspirina a basso dosaggio per la prevenzione cardiovascolare, nella popolazione generale persistono abitudini radicate che le nuove linee guida faticano a scalfire.
Le linee guida che hanno cambiato tutto
Il cambio di rotta è guidato da una serie di aggiornamenti avviati nel 2019 e consolidati con la raccomandazione finale della USPSTF (U.S. Preventive Services Task Force), pubblicata su JAMA il 26 aprile 2022.
Per gli adulti di 60 anni e oltre, la USPSTF raccomanda esplicitamente di non avviare l’aspirina per prevenire un primo infarto o ictus (Grado D: nessun beneficio netto). Per gli adulti tra i 40 e i 59 anni, la decisione deve essere personalizzata: il trattamento è indicato solo per chi presenta un rischio cardiovascolare a 10 anni pari o superiore al 10% e nessun fattore di rischio emorragico aggiuntivo (Grado C).
L’ACC/AHA (American College of Cardiology / American Heart Association) ha allineato le proprie linee guida nel 2019 e negli aggiornamenti 2024–2025, spostando il focus della prevenzione primaria su controllo del colesterolo, pressione arteriosa e stile di vita, anziché sulla terapia antiaggregante.
Anche in Italia la comunità scientifica si è adeguata. La Società Italiana di Cardiologia (SIC), alla luce dei trial ARRIVE, ASPREE — pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2018 — e ASCEND, non raccomanda l’uso dell’aspirina in prevenzione primaria nei pazienti diabetici o anziani a basso rischio. Il motivo è il medesimo riscontrato negli studi internazionali: il rischio di emorragie gravi — cerebrali o gastrointestinali — supera i benefici cardiovascolari attesi.
Quando l’aspirina rimane indispensabile
Le nuove raccomandazioni non riguardano la prevenzione secondaria. Chi ha già avuto un infarto, un ictus o è stato sottoposto a procedure di rivascolarizzazione coronarica continua a beneficiarne: l’aspirina resta un pilastro terapeutico consolidato in questi casi, e le indicazioni al riguardo non sono cambiate.
Il messaggio degli esperti è di precisione, non di abbandono: l’aspirina a basso dosaggio non va assunta per abitudine o per imitazione, ma solo su indicazione medica specifica, dopo una valutazione individuale del profilo di rischio. Chi la sta già assumendo non deve interromperla autonomamente, ma discuterne con il proprio medico curante.
La prevenzione cardiovascolare si costruisce oggi principalmente su controllo della pressione arteriosa, riduzione del colesterolo LDL, attività fisica regolare e cessazione del fumo — strumenti con un profilo rischio-beneficio nettamente più favorevole per la popolazione generale senza storia di malattia cardiaca.




