L’erogazione dell’Assegno di Inclusione sta subendo una brusca frenata per migliaia di nuclei familiari nel 2026, a causa della perdita dei requisiti necessari al mantenimento della misura. Molte famiglie si sono viste sospendere il pagamento a seguito di variazioni anagrafiche o economiche che, sebbene fisiologiche, risultano incompatibili con i criteri restrittivi imposti dall’INPS. La stabilità del sussidio dipende infatti dalla persistenza di soggetti definiti “fragili” all’interno della famiglia e dal rigoroso rispetto dei limiti reddituali.
L’introduzione dell’ADI, avvenuta nel gennaio 2024 in sostituzione del Reddito di Cittadinanza, ha segnato un cambio di paradigma nelle politiche di contrasto alla povertà in Italia. Mentre la precedente misura aveva una platea più ampia, l’attuale sistema si concentra esclusivamente sulle fasce più vulnerabili, riducendo la spesa pubblica ma aumentando la complessità dei controlli. Nel primo anno di applicazione, i nuclei beneficiari sono stati circa 700 mila, con un importo medio mensile di 600 euro, ma il tasso di decadenza nel 2026 è salito del 12% a causa del ricalcolo automatico basato sulle DSU aggiornate.
I requisiti della fragilità e le cause di decadenza
Il diritto al beneficio non è statico. L’Assegno di Inclusione è destinato prioritariamente a nuclei con minorenni, persone oltre i 60 anni, disabili con invalidità superiore al 67% o soggetti presi in carico dai servizi sociali. La normativa specifica che l’assegno tiene conto solo dei componenti definiti fragili: questo significa che «altri componenti del nucleo, se non rientrano nelle categorie previste, non incidono sull’importo».
La perdita del sostegno avviene spesso per eventi naturali. Il caso più frequente nel 2026 riguarda il compimento della maggiore età di un figlio: se il ragazzo non rientra in altre categorie protette, il nucleo può perdere i requisiti di accesso. Allo stesso modo, il decesso di un componente over 60 o la fine del percorso con i servizi sociali comportano l’immediata interruzione dell’accredito, rendendo la misura «estremamente sensibile alle variazioni».
L’impatto dei limiti ISEE e dei patrimoni familiari
Oltre ai fattori anagrafici, i paletti economici rappresentano l’ostacolo principale per la continuità del sussidio. Per non incorrere nello stop all’Assegno di Inclusione, il valore ISEE non deve superare la soglia di 10.140 euro, mentre il reddito familiare deve restare entro i 6.500 euro, parametrizzati in base alla scala di equivalenza. Anche un minimo incremento del patrimonio mobiliare, come un risparmio accumulato o un piccolo lascito, può far scattare la revoca.
È fondamentale ricordare che l’ISEE viene aggiornato annualmente e fa riferimento ai dati di due anni precedenti. Pertanto, un miglioramento della situazione economica avvenuto nel 2024 può tradursi nella perdita del beneficio proprio nel corso del 2026. Molte famiglie scoprono con ritardo che la propria istanza non è più «accolta» ma risulta decaduta, rendendo indispensabile un monitoraggio costante del fascicolo previdenziale e una comunicazione tempestiva di ogni variazione del nucleo all’INPS.




