Il sostegno alle famiglie con bambini piccoli si evolve. Per il 2026, il Bonus Asilo Nido non solo viene confermato, ma subisce una trasformazione profonda che ne amplia la portata. Grazie alle ultime direttive (Circolare n°123), il contributo non sarà più limitato alle sole strutture tradizionali, ma abbraccerà una rete di servizi educativi molto più variegata, adattandosi alle nuove esigenze dei genitori moderni.
1. La svolta: addio al “solo nido” tradizionale
Fino allo scorso anno, il rimborso era strettamente vincolato alle rette degli asili nido pubblici o privati autorizzati. Dal 1° gennaio 2026, il ventaglio di opzioni si allarga sensibilmente. Sarà possibile richiedere il bonus anche per:
- Nidi in famiglia: Un modello educativo domiciliare per piccoli gruppi, ideale per chi cerca contesti meno affollati.
- Sezioni Primavera: Dedicate ai bambini tra i 24 e i 36 mesi, che fanno da ponte verso la scuola dell’infanzia.
- Spazi Gioco: Servizi integrativi con orari ridotti (fino a 5 ore al giorno) e senza mensa.
- Micronidi: Strutture che accolgono bimbi dai 3 ai 36 mesi.
Resta ovviamente confermato il supporto per l’assistenza domiciliare nel caso di bambini affetti da gravi patologie croniche che impediscono la frequenza di una struttura.
2. Gli importi: quanto spetta alle famiglie?
L’entità del contributo continua a essere parametrata sulla situazione economica del nucleo familiare, calcolata tramite l’ISEE minorenni. Gli scaglioni previsti per il 2026 sono i seguenti:
| Fascia ISEE | Contributo Massimo Annuo |
| Fino a 25.000 € | 3.000 € |
| Tra 25.001 € e 40.000 € | 2.500 € |
| Oltre 40.000 € (o senza ISEE) | 1.500 € |
3. Come ottenere il beneficio
Il bonus viene erogato come rimborso per le spese effettivamente sostenute (tramite presentazione delle ricevute di pagamento).
Per massimizzare l’importo, è fondamentale presentare l’ISEE 2026 aggiornato; in caso contrario, l’INPS erogherà d’ufficio la quota minima di 1.500 euro annui, a prescindere dal reddito reale.
In sintesi: cosa cambia?
La vera novità del 2026 è il riconoscimento del cosiddetto “welfare diffuso”. Non più solo grandi asili, ma anche le piccole realtà territoriali e domiciliari entrano ufficialmente nel perimetro dei rimborsi statali, garantendo a ogni famiglia la libertà di scegliere il percorso educativo più adatto ai propri figli senza perdere il sostegno economico.




