Il Parlamento ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale. Il Rosatellum lascia il posto a un sistema essenzialmente proporzionale con un premio di governabilità per la coalizione che supera il 42% dei voti validi sia alla Camera sia al Senato.
La maggioranza guidata da Giorgia Meloni l’ha chiamata «Stabilicum», le opposizioni l’hanno ribattezzata «Melonellum». Il Rosatellum combinava proporzionale e maggioritario. Il nuovo testo invece ripartisce i seggi nei collegi plurinominali in base alla percentuale di voti di ciascun partito. Tornano le preferenze, ma con i capilista bloccati. Diventa obbligatorio indicare il candidato premier, il cui nome però non comparirà sulla scheda.
Il premio vale 70 deputati e 35 senatori in più. Vengono scelti da un «listone» circoscrizionale che liste e coalizioni devono presentare. Se nessuna coalizione arriva al 42%, il sistema resta un proporzionale puro. La legge fissa comunque un tetto: nessuna coalizione potrà superare 220 deputati e 113 senatori. Il limite serve a proteggere le maggioranze qualificate richieste, per esempio, per eleggere il presidente della Repubblica o per modificare la Costituzione.
Per accedere alla ripartizione dei seggi servono almeno il 3% dei voti per le liste e il 10% per le coalizioni. Nelle coalizioni partecipa alla ripartizione anche la migliore lista rimasta sotto soglia. Ai fini del premio, invece, contano i voti di tutti i partiti alleati, compresi quelli sotto il 3%.
Liste e coalizioni dovranno indicare la persona da proporre al presidente della Repubblica come capo del governo. Ogni coalizione indica un solo nome per tutti i partiti che la compongono. La legge non introduce alcun vincolo di mandato per i parlamentari.
Il punto più discusso durante l’iter è stato quello delle preferenze. Sotto il simbolo del partito e il nome del capolista, la scheda riporterà sei nomi già stampati. L’elettore potrà barrarne fino a tre. Per questi sei candidati vale l’alternanza uomo-donna, che non è prevista per i capilista. Nel listone del premio scatta invece un vincolo di genere di almeno 60/40. Questo vincolo riguarda anche i capilista, che devono essere tutti inseriti in quell’elenco.
I partiti con un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere prima del 31 dicembre 2025 non dovranno raccogliere firme per candidarsi. Le nuove formazioni dovranno invece raccoglierne 6mila per circoscrizione. Sale inoltre da un terzo alla metà il numero di circoscrizioni in cui è obbligatorio presentarsi.
Arriva anche il voto fuorisede. Si potrà votare nel luogo in cui si è domiciliati da almeno nove mesi, oppure da tre mesi per chi è fuori dal proprio Comune per cure. Bisogna iscriversi all’apposito albo entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e almeno 45 giorni prima delle elezioni. La possibilità vale anche per i caregiver di familiari o figli ricoverati in una regione diversa da quella di iscrizione nelle liste elettorali.
Per la premier Meloni, «quando gli italiani torneranno a votare potranno scegliere tutto: il partito, la coalizione, il programma, il candidato premier e – di nuovo – il proprio parlamentare». Ha aggiunto che «governi stabili e maggiore partecipazione significano più continuità, più responsabilità e più capacità di dare risposte concrete agli italiani».
I principali leader dell’opposizione hanno espresso una netta contrarietà al nuovo sistema. Dopo il voto finale, i parlamentari d’opposizione hanno esposto in Aula cartelli con le scritte «Legge truffa» e «No all’imbroglio».



