L’Inps versa nell’ultima settimana di agosto 2026 l’Assegno unico e universale a chi ha presentato una nuova domanda nel mese di luglio o ha segnalato una variazione nell’Isee o nel nucleo familiare. Il pagamento riguarda le famiglie con figli a carico che non rientrano tra i percettori abituali, già pagati il 18 e il 19 agosto.
Nello stesso periodo l’istituto liquida anche i conguagli maturati sulle rate già versate, a credito o a debito, per chi era già percettore e ha modificato la propria posizione. Chi rientra in una di queste categorie può verificare la data esatta dell’accredito nell’area riservata del sito Inps, raggiungibile con Spid, Cie o Cns, dove sono elencati i pagamenti insieme agli eventuali ricalcoli.
Il versamento avviene d’ufficio, senza bisogno di ripresentare la domanda ogni anno: la procedura è in vigore dal 1° marzo 2023 per le richieste già accolte. La condizione è che la domanda non risulti decaduta, revocata, rinunciata o respinta.
L’Assegno unico e universale sostiene le famiglie con figli a carico e ha accorpato diversi strumenti precedenti pensati per la natalità. È definito universale perché spetta anche senza Isee o con un valore superiore alla soglia massima, fissata per il 2026 a 46.582,71 euro: in questi casi vengono riconosciuti gli importi minimi.
Gli importi variano in base alla condizione familiare. Nel 2026 l’assegno arriva fino a 203,8 euro per ciascun figlio minore con Isee non superiore a 17.468,51 euro, mentre scende a 58,3 euro per figlio in assenza di Isee o con un valore pari o superiore alla soglia massima.
Sono previste maggiorazioni per i nuclei numerosi a partire dal terzo figlio, per le madri under 21, per le famiglie con almeno quattro figli, per i genitori entrambi titolari di reddito da lavoro, per i figli con disabilità, per i nati da meno di un anno e, nei nuclei con almeno tre figli e Isee entro soglia, per i bambini tra uno e tre anni.
Possono richiedere la prestazione lavoratori dipendenti pubblici e privati, autonomi, pensionati, disoccupati e inoccupati. Spetta per ogni figlio minorenne a carico e, per i nuovi nati, decorre dal settimo mese di gravidanza.
Per i figli maggiorenni l’assegno resta valido fino ai 21 anni se frequentano un corso di formazione o di laurea, svolgono un tirocinio o un lavoro con reddito annuo sotto gli 8mila euro, oppure sono impegnati nel servizio civile universale o in cerca di occupazione. Per i figli con disabilità a carico non è previsto alcun limite di età.



