Le dighe siciliane hanno perso 40,71 milioni di metri cubi d’acqua nel solo mese di giugno 2025: al primo luglio, nelle 30 dighe funzionanti dell’isola erano rimasti 566,78 milioni di metri cubi, contro i 607,49 rilevati un mese prima. Un calo del 6,7 per cento in trenta giorni, causato dai consumi e, in misura significativa, dall’evaporazione accelerata dal caldo che ha tenuto le temperature elevate fin dall’inizio dell’estate. I dati sono stati resi pubblici dall’Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia.
La perdita più pesante riguarda la diga Pozzillo, che in un solo mese ha ceduto 17,57 milioni di metri cubi, scendendo da 52,06 a 34,49. Un caso che da solo vale quasi la metà del calo registrato sull’intero sistema regionale.
Quattro dighe — Comunelli, Disueri, Gammauta e Gorgo Lago — sono praticamente vuote. Altre otto sono piene a meno della metà della loro capacità. Tra gli invasi maggiori, Piana degli Albanesi conta 18,13 milioni di metri cubi su una capienza di 32,8; Rosamarina si ferma a 63,01 su 100; Poma è a 58,96 su 72,5. L’Ancipa è passata da 22,73 milioni di giugno a 21,06 a luglio, scivolando sotto il livello dello stesso periodo del 2024, quando conteneva 24,18 milioni.
Il confronto con il luglio dell’anno precedente resta favorevole: rispetto a dodici mesi fa gli invasi contengono il 59 per cento d’acqua in più. Il dato, tuttavia, si riferisce ai volumi lordi. I sedimenti accumulati sul fondo delle dighe occupano spazio e riducono la risorsa effettivamente utilizzabile di almeno 150 milioni di metri cubi — una soglia che, sottratta ai 566 milioni rilevati, ridimensiona in modo sostanziale il margine reale disponibile.
Delle 45 dighe censite in Sicilia, 15 risultano fuori servizio. Il sistema regionale funziona quindi su due terzi della sua infrastruttura nominale, in un’estate in cui le temperature elevate amplificano le perdite per evaporazione e le richieste di acqua irrigua e potabile restano sostenute.



