Con la fine dell’anno scolastico torna per molte famiglie il problema della gestione dei figli durante i mesi estivi. I centri estivi restano una delle soluzioni più utilizzate, ma i costi possono incidere in modo significativo sul bilancio familiare. Nel 2026 sono attivi diversi strumenti di sostegno economico tra fondi comunali, contributi regionali, detrazioni fiscali e welfare aziendale.
La misura principale è quella prevista dalla Legge di Bilancio 2026 che ha confermato un fondo nazionale da 60 milioni di euro annui destinato ai servizi socio-educativi territoriali. Le risorse non vengono erogate direttamente alle famiglie, ma passano attraverso i Comuni.
Le amministrazioni locali dovevano presentare richiesta al Dipartimento per le Politiche della Famiglia entro il 28 maggio 2026. Tra giugno e luglio sono attesi i bandi comunali che definiranno modalità e criteri di accesso ai contributi.
Ogni Comune potrà scegliere come utilizzare le somme disponibili: ridurre le rette dei centri estivi comunali oppure concedere voucher spendibili presso strutture private convenzionate. Per questo motivo le famiglie dovranno monitorare i siti istituzionali e gli Albi Pretori comunali, dove gli avvisi potrebbero restare pubblicati solo per pochi giorni.
I contributi regionali e i requisiti ISEE
Accanto al fondo nazionale, alcune Regioni hanno attivato misure aggiuntive finanziate anche con risorse del Fondo Sociale Europeo. Tra quelle che hanno annunciato interventi figurano Emilia-Romagna, Toscana e Veneto.
I requisiti cambiano da territorio a territorio, ma nella maggior parte dei casi i bandi sono rivolti ai nuclei con ISEE fino a 30 mila o 35 mila euro. Spesso è richiesto che entrambi i genitori lavorino oppure che uno dei due sia in cassa integrazione o mobilità.
Una parte dei contributi regionali è destinata anche ai minori con disabilità, con copertura delle spese per educatori e assistenza specialistica.
Chi resta escluso dai bonus può comunque recuperare una quota delle spese nella dichiarazione dei redditi. La detrazione del 19% è riconosciuta solo se il centro estivo è gestito da una Associazione Sportiva Dilettantistica o da una società iscritta al Registro nazionale delle attività sportive.
Il beneficio fiscale si applica su un importo massimo di 210 euro per figlio tra i 5 e i 18 anni.
Welfare aziendale e rimborsi fino a 2 mila euro
Per molti lavoratori dipendenti il sostegno più consistente arriva dal welfare aziendale. Nel 2026 il limite dei fringe benefit per chi ha figli fiscalmente a carico resta fissato fino a 2 mila euro.
Diverse imprese utilizzano questa soglia per rimborsare integralmente le rette dei centri estivi. Le somme erogate non sono soggette né a Irpef né a contributi previdenziali.
Il rimborso può avvenire direttamente in busta paga oppure attraverso piattaforme welfare e voucher aziendali dedicati ai servizi per la famiglia.
Resta invece ancora atteso il nuovo bando INPS dedicato ai centri estivi 2026 per i figli dei dipendenti pubblici e dei pensionati iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali. Negli anni precedenti il contributo copriva fino a 100 euro a settimana per un massimo di quattro settimane.




